ORTO IN CONDOTTA: CON SLOW FOOD PICCOLI COLTIVATORI CRESCONO

“Orto in condotta”, vale a dire l’orto scolastico, una proposta di Slow Food per avvicinare i ragazzi delle scuole agli ortaggi ed ai buoni frutti della terra, promuovendo così l’educazione alimentare ed ambientale nelle scuole e la conoscenza del territorio. Si delinea come una comunità educante nella quale sono coinvolti ragazzi, insegnanti, famiglie. Lo riporta il sito ortovento.it.

Si conta in particolare sui nonni, sulla loro sapienza e abilità nel curare l’orto e quindi nella loro capacità di trasmettere la passione agli alunni: nonni ortolani disponibili a prendersi cura dell’orto in modo continuativo mantenendolo ordinato e coltivato tutto l’anno. Il progetto è stato presentato nell’oasi di Cervara, in località Santa Cristina di Quinto di Treviso, il cuore del Parco del Sile dove Slow Food ha organizzato due giornate (il 16 e il 17 di aprile) di cultura e di educazione alimentare ed ambientale.

 

Un momento importante è stato dedicato a “Orto in condotta”. Vi ha collaborato OPO Veneto, che ha fornito sementi e piantine. In uno stand, curato e seguito in particolare dall’azienda socia Tenuta al Parco di Lucio, Paolo e Carlo Torresan sita a Morgano, all’interno del Parco del Sile, ha presentato eccellenze dell’orto trevigiano ed ha distribuito materiale informativo e promozionale.

 

Grande interesse e partecipazione. Evidente l’attenzione per i buoni prodotti della terra, garantiti e rintracciabili, che incontrano crescente sostegno e seguito. OPO Veneto si trova in sintonia con i propositi e le azioni di Slow Food: basta pensare al suo impegno per incentivare l’orticoltura sostenibile e la cultura della biodiversità. Ha quindi aderito con convinzione alla manifestazione “Oasi di acque” nell’area dello storico molino Cervara di Santa Cristina di Quinto.

 

È previsto che la collaborazione continui con altre iniziative dello stesso tono e con le medesime finalità.

 

“Gli stimoli, che vogliamo dare ai bambini con il progetto “Orto in condotta” – si legge nella presentazione del progetto -, vanno nella direzione del buono, del pulito e del giusto”. Si vuole trasmettere “l’idea che ciò che è coltivato in maniera non intensiva, che è raccolto al momento giusto e che non fa centinaia di chilometri per arrivare a destinazione, non può che essere organoletticamente più buono ed ecologicamente più sostenibile”.