GUALA: PERCHÉ LASCIO MERCATI ASSOCIATI

Ottavio Guala ha confermato le sue dimissioni dalla presidenza di Mercati Associati, annunciate la prima volta a Bologna lo scorso 17 maggio. Era in carica da sette anni. Il cambio della guardia è fissato per il 21 giugno a Milano nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione che rappresenta gli enti gestori dei mercati all’ingrosso italiani.

 

 

 

La sua nascita, nel 1995, aveva segnato l’avvio del processo di modernizzazione dei centri agro-alimentari.

 

 

"Un segnale di discontinuità, di cambiamento", come lo definisce lo stesso Guala, impegnato in questi mesi a portare avanti il potenziamento di Fedagro, la Federazione dei grossisti che operano nei mercati, della quale Guala è pure il presidente nazionale. Guala fa questa sintesi della sua gestione: "Abbiamo accompagnato come Assomercati l’avvio e il compimento di quanto previsto dalla legge 41 sulla realizzazione dei nuovi Centri Agroalimentari italiani, a partire da Bologna nel 1999 per arrivare all’ultimo, quello di Catania, quest’anno. Nel frattempo è stata realizzata la gestione pubblico-privata degli stessi, un dato importante, anche per il futuro e un esempio per altri Paesi. Sul piano internazionale abbiamo dato spessore alla presenza italiana nel WUWM, l’Unione mondiale dei mercati, portando il messaggio di una gestione avanzata e di strutture adatte a fungere da piattaforme logistiche. Abbiamo anche portato i mercati mondiali in Italia, con due grandi manifestazioni che hanno lasciato il segno, a Roma e a Torino. Da oggi l’associazione dovrà pensare al suo ruolo futuro".

 

"Oggi – ha detto Guala a CorriereOrtofrutticolo.it – esistono nuove opportunità che è giusto siano colte da una nuova dirigenza. Chi si candiderà alla mia successione si presenterà con un programma. Non voglio condizionare queste scelte, intendo ringraziare tutti coloro che hanno collaborato in questi anni con me e se c’è un auspicio che mi sento di fare è che la sinergia tra enti gestori e operatori continui e si rafforzi perché è il proficuo rapporto tra sfera pubblica e privati l’elemento che fa la fortuna dei nostri mercati".

 

 

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