UN FUTURO CON PLASTICHE A BASE DI FRUTTA?

Un cruscotto alla banana, un paraurti all’ananas, un pannello laterale al cocco. Fantascienza? Può darsi di no. Tanto per cominciare, ecco la recente scoperta di un gruppo di ricercatori brasiliani dell’Università inglese di Warwick: le nano-fibre ricavate dalla cellulosa della frutta possono essere utilizzate al posto della plastica. Pure per le automobili.

 

Si tratta di una plastica più leggera di un terzo rispetto a quella tradizionale, e addirittura quattro volte più resistente. Per giunta, rinnovabile ed ecologica. Lo riporta il sito newstreet.it. È quanto emerso al 241° National Meeting & Exposition dell’American Chemical Society. Le preziose nano-fibre di cellulosa potranno derivare da frutti come ananas, cocco e banane. Ma anche noci di cocco, patate, carote o perfino cioccolato.

 

Basta (si fa per dire) trasformare la cellulosa di alcuni tipi di fiori e piante in nano fibre di plastica. Sentite Alcides Leao, il responsabile del progetto "plastiche del futuro": "Le proprietà dei materiali derivanti dalla nano-fibre di cellulosa sono incredibili". Altro che plastichette di second’ordine: qui, stando ai ricercatori, siamo in presenza di un potenziale Kevlar. Per intenderci, il materiale utilizzato per creare i giubbotti antiproiettile. C’è solo una "piccola" differenza: il Kevlar deriva dal petrolio, mentre le nano-fibre di cellulosa sono del tutto naturali.

 

Poi ci sono casi come quello della Phoenix, l’auto dalla scocca naturale e biodegradibile (fatta di bambù, palma, acciaio e nylon, può essere mossa da un motore elettrico), lo della giapponese Yokohama che ha appena sfornato lo pneumatico BluEarth, che ha una mescola speciale: sfrutta un olio estratto dalla buccia d’arancia. Questo, mischiato con la gomma naturale, dà una aderenza elevata in frenata e in curva. Al contempo, riduce l’attrito sull’asfalto. Risultato, meno consumo di carburante, e meno emissioni tossiche delle auto.