CRISI ANGURIE IN PUGLIA: ASSESSORE STEFÀNO CHIEDE AL MIPAAF MISURE DI TUTELA

Dopo la segnalazione della Prefettura di Lecce l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno (nella foto) ha inviato una lettera al Ministero delle Politiche Agricole, per chiedere misure a tutela ed a sostegno del comparto produttivo delle angurie. "Una situazione complessa – spiega l’assessore Dario Stefano – che sta prostrando i nostri agricoltori".

 

"I produttori – spiega Stefano – vedono svanire i propri utili e che deriva da un serie di fattori, tra cui certamente una sovraproduzione di angurie da parte di Paesi europei ed extraeuropei, che si abbatte con particolare violenza sul nostro tessuto produttivo frammentato, ma anche una stagione che dal punto di vista climatico quest’anno non è delle più favorevoli e, non da ultimo, gli strascichi di un allarmismo per il batterio killer che ha frenato i consumi di frutta e ortaggi. Per questo abbiamo chiesto l’immediato intervento del Ministero".

 

I maggiori problemi, si legge ancora nella lettera, si stanno verificando nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto dove si registra un vero tracollo del settore in quanto il prodotto giace sui terreni di coltivazione non riuscendo nemmeno ad essere raccolto per mancanza di richiesta da parte del mercato dei grossisti italiani. E’ stato chiesto che venga inserita anche l’anguria tra le produzioni agricole oggetto di provvedimento di tutela, ovvero, in alternativa, di adottare un nuovo regolamento che preveda misure di sostegno eccezionali limitatamente al prodotto anguria.

 

"Una iniziativa tempestiva – conclude Stefano – che abbiamo portato anche alla opportuna conoscenza del presidente della Commissione europea per l’agricoltura Paolo De Castro, affinché si attivi anche per trovare ulteriori dotazioni finanziarie. Questo però non deve sottrarci alla responsabilità di una discussione su una migliore organizzazione del comparto, che ci renda immuni da un mercato globale in cui la concorrenza è spesso sleale, poiché ci costringe a confrontarci con grandi quantità di prodotti stranieri spacciati per pugliesi".