SICILIA, AGNONE: “QUI PER I GIOVANI NON C’È FUTURO. PRONTO AD ANDARMENE”

Abbandonati, ignorati, senza futuro e speranza, senza una minima possibilità di riscatto. Per Antonino Agnone (nella foto), produttore di 30 anni di Ragusa, è la condizione in cui versano, da anni, troppi anni, i giovani imprenditori ortofrutticoli siciliani. A Santa Croce Camerina (Ragusa) Agnone gestisce produzioni in serra, in particolare di pomodori (ciliegino, pixel, grappolo).

 

Ma ogni stagione che passa la situazione è sempre più dura. I prezzi sono in caduta libera: la miseria di 15-20 centesimi come quotazione media per il ciliegino è largamente insufficiente per rimanere a galla, “perché si dovrebbe avere una quotazione di almeno un euro per ottenere un minimo di guadagno”. Per non parlare delle spese, altissime: “I costi di produzione sono raddoppiati, mentre le agevolazioni per i giovani imprenditori sono praticamente inesistenti. E le associazioni di categoria non fanno nulla, sono assenti”.

 

Calma piatta nel mercato, con la gdo che, a detta di Agnone, specula sul prodotto con “rincari pazzeschi e poca cura sulla qualità del prodotto. Ho visto in una catena pomodori ciliegino a 2,58 euro quando lo stesso ortaggio al mercato ortofrutticolo di Vittoria era venduto a 15 centesimi”.

 

E poi il solito, cronico e irrisolto problema della Sicilia: aziende frammentate con la parola “aggregazione” sempre più vista come miraggio e sempre meno come possibile realtà. “Ci sono troppe aziende piccole. Solo tra Gela e Siracusa ci sono 5 mila imprese – spiega Agnone – ma ognuna va per conto suo. Senza l’unione delle forze qui non si va da nessuna parte. Manca il ricambio generazionale, manca uno stimolo, un sussulto, una speranza per ripartire. Senza aiuti, economici e progettuali, senza segnali forti e concreti, è impossibile proseguire”. E infine ammette: “Finora ho resistito ma sono pronto anche a lasciare la Sicilia, e a trasferirmi altrove”.

Emanuele Zanini

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