SOPPRESSIONE ICE, I SINDACATI: “PROVOCHEREBBE EFFETTI DISASTROSI”

Uno degli effetti della nuova manovra finanziaria sarà la soppressione dell’Ice (leggi news correlata), istituto per il commercio estero, con le funzioni e il personale relativo trasferiti al ministero dello Sviluppo economico. Questo secondo i sindacati dell’Ice (Cgil. Cisl, Uil, Cisal-Fialp) provocherebbe una serie di effetti negativi per non dire catastrofici.

 

Nell’immediato rischiano di essere completamente cancellate 250 iniziative promozionali (partecipazioni a fiere internazionali, missioni di buyer in italia, seminari, workshops, b2b, azioni di promozione nella GDO, ecc.) alle quali partecipano oltre 4.600 aziende italiane e oltre 1.500 operatori esteri.

A rischio di svolgimento sarebbero anche i 60 corsi e seminari informativi che si rivolgono ad oltre 1.110 imprese e 100 giovani laureati. Rischierebbero – proseguono i sindacati – di essere inevase circa 9.000 richieste di servizi personalizzati di informazione, assistenza e consulenza. La soppressione dell’ICE provocherebbe anche effetti sul bilancio dello Stato: i sindacati stimano infatti circa 52 milioni di Euro di perdite complessive derivanti da mancati incassi. I sindacati ICE hanno poi declinato una lunga serie di conseguenze, suddivise fra “effetti immediati” e “effetti di lungo periodo”, che riportiamo integralmente per chi fosse interessato.

 

EFFETTI IMMEDIATI

Il Decreto ha disposto l’immediata soppressione dell’ICE senza prevedere un regime transitorio che assicuri la continuazione, oltre alla mera amministrazione ordinaria, di tutte le attività in corso a favore delle imprese.

Tale situazione comporterà tempi lunghi per il riadattamento delle procedure amministrative e di funzionamento interne dovendo transitare da un sistema di contabilità di tipo privatistico a quello pubblico, con il rischio di una paralisi dell’intero sistema a tutto danno delle aziende, beneficiarie dei nostri servizi.

Il blocco delle attività rischia di portare a contenziosi con soggetti terzi comportando così un danno erariale per lo Stato.

La gestione della transizione tra il soppresso Istituto e i due Ministeri comporterà quindi ulteriori costi quali ad esempio quelli necessari per la ricognizione delle risorse umane, delle strutture, dei contratti, per le consulenze legali in Italia e all’estero, ecc.

 

EFFETTI DI MEDIO PERIODO

La soppressione anziché favorire un maggior coordinamento tra i numerosi soggetti che operano per la promozione del nostro Paese all’estero, lo rende più difficile, privando le aziende di un interlocutore unico in Italia e all’estero ripartendone funzioni, strutture e risorse tra due apparati ministeriali (MAE, MISE) che per loro natura hanno altre funzioni: il Ministero Affari Esteri, attraverso le sue articolazioni, opera per promuovere l’immagine complessiva del nostro Paese e per rimuovere ostacoli di natura politica/giuridica alle nostre esportazioni ed investimenti, mentre l’ICE ha la funzione di affiancare e sostenere le aziende nella loro attività di penetrazione e radicamento sui mercati esteri.

Il Decreto introduce una pletorica Cabina di Regia per la definizione degli indirizzi strategici, dalla quale restano escluse le Regioni, non considerando la competenza delle stesse in materia di commercio estero stabilita dalla Costituzione.

Le strutture ministeriali non dispongono della necessaria snellezza e flessibilità operativa per l’organizzazione di eventi promozionali e di corsi di formazione per aziende e giovani, e per l’erogazione di servizi di assistenza e consulenza alle imprese, a differenza dell’ICE, che possiede tali caratteristiche in virtu’ della sua autonomia organizzativa e finanziaria.

In un contesto globale sempre più competitivo l’Italia si priva della sua Trade Promotion Organization perdendo così importanti posizioni già raggiunte nei mercati esteri a tutto vantaggio dei nostri paesi concorrenti, che al contrario stanno potenziando le proprie.

La soppressione comporterà la dispersione di un patrimonio di competenze, professionalità e specializzazione acquisite in 85 anni di storia, che richiederà molto tempo per essere ricostituito, vanificando così anche gli investimenti di risorse pubbliche destinate in tutti questi anni al sostegno dell’ internazionalizzazione delle imprese.

La misura non ottiene alcun risparmio per il bilancio dello Stato: non a caso nella versione finale del Decreto è stata rimossa la previsione di risparmio. Di certo invece alcuni costi aumenteranno: il trattamento economico del personale locale dei soppressi uffici ICE all’estero aumenterà per equipararsi a quello del personale assunto localmente dalla Rete Diplomatica consolare.

I presunti vantaggi derivanti dall’integrazione logistica delle strutture all’estero sono già in atto dal 2004 quando tale integrazione è stata oggetto di una convenzione MAE/MiSE/ICE. Laddove non si è attuata è stato per impedimenti oggettivi che in ogni caso la soppressione dell’ICE non risolverebbe.

A dimostrazione dell’incongruenza del provvedimento sta infine anche la dichiarazione dello stesso Ministro Romani dello scorso 6 luglio al Forum del Comitato Leonardo: ”Si è aperto un percorso e stiamo lavorando per creare qualcosa di nuovo e può darsi che alla fine del processo di coordinamento di tutta la promozione all’estero al modello ICE si debba ritornare”.