COPAGRI EMILIA ROMAGNA: “OCM INADEGUATA A CONTRASTARE LA CRISI”

"Benché approvata ed entrata in vigore da pochi anni (2007/2008), la nuova Organizzazione Comune di Mercato (OCM) dell’ortofrutta della Unione Europea si è rivelata assolutamente inadeguata a far fronte alle crisi di mercato che caratterizzano prodotti frutticoli deperibili come pesche, nettarine e susine". A sostenerlo è Copagri Emilia Romagna.

 

"Già le prime difficoltà vennero evidenziate dalla crisi del 2009 successiva alla entrata in vigore del nuovo regolamento. Ed ora nella campagna in corso si sta verificando lo stesso problema. Queste produzioni sono difficilmente programmabili a causa della forte sensibilità agli eventi climatici (anche se andrebbero fatti sforzi maggiori nella comunità in tal senso) e pertanto quando si verificano maturazioni contemporanee nei vari stati, possono facilmente verificarsi accavallamenti di produzione nei mercati con crollo dei prezzi (come si sta verificando attualmente). In queste circostanze dovrebbero scattare meccanismi di ritiro di prodotto dal mercato a tutela del reddito dei produttori".

 

"Purtroppo – prosegue Copagri – i parametri ammessi dalla OCM del 2007 sono insufficienti per pesche e nettarine a raggiungere l’obiettivo prefigurato nelle normative. Tutto ciò lascia i produttori senza strumenti di difesa dalle crisi ricorrenti. Tenendo conto di tutto ciò le Organizzazioni dei produttori nelle settimane scorse hanno chiesto con insistenza alla Commissione UE, Comitato di Gestione ortofrutta un intervento straordinario per affrontare la crisi 2011 aumentando la percentuale dei ritiri al 10% . Lo stesso Ministero dell’Agricoltura ha sostenuto tali richieste con proprio documento alla comunità, così come la Regione Emilia Romagna. Purtroppo la risposta nei giorni scorsi è stata negativa. A questo punto non rimane altro che attuare una autoregolamentazione da parte delle O.P. togliendo dal mercato il prodotto meno pregiato, destinandolo ad enti assistenziali e alla produzione di biogas. Diventa a tale scopo ancora più importante che la GDO che non ha ancora firmato l’accordo interprofessionale per le pesche e nettarine lo firmi al più presto e lo rispetti".

 

"Pertanto Copagri Emilia Romagna attuando la mobilitazione della categoria e ricercando tutte le alleanze necessarie, insiste ulteriormente con il Ministro dell’Agricoltura affinché si faccia interprete convincente di queste esigenze nei confronti della GDO nell’incontro previsto nei prossimi giorni, se vogliono continuare ad offrire ai consumatori frutta italiana eccellente. Affinché la smettano di proporre nei bancali frutta di pessima qualità, di seconda o peggio ancora. Queste emergenze insegnano anche che occorre rendere più selettivi i metodi di ritiro della frutta , scartando in partenza partite inadatte al mercato e puntando più decisamente sulla qualità. Anche le cooperative hanno delle riflessioni da farsi a riguardo. Allo stesso tempo le strutture di ritiro e lavorazione dei prodotti (sia cooperative che private), così come le strutture di commercializzazione, devono rivedere le politiche di remunerazione ai produttori, attualmente sempre i più penalizzati della filiera. I margini di reddito recuperati soprattutto in campagne difficili vanno destinati direttamente ai coltivatori e non fagogitati dalle inefficienze delle strutture".

 

"Riteniamo che occorre puntare con forza nei prossimi mesi ad ottenere l’inserimento nella nuova riforma della PAC (di cui in autunno verrà presentata la proposta dal Commissario Ciolos) di reali strumenti di difesa del reddito dei produttori di fronte alle crisi di mercato ed alla forte volatilità dei prezzi. Strumenti di prevenzione delle crisi e di difesa del reddito dovranno far parte integrante ed efficace anche della nuova OCM Ortofrutta che la Unione Europea dovrà approvare. Il mondo agricolo in maniera unita e condivisa (supportato dalle istituzioni italiane che sono l’interlocutore diretto della UE) deve sostenere tale orientamento nei confronti della Unione stessa, avanzando proposte specifiche ormai individuate, facendosi interprete di un problema annoso per i produttori di frutta italiani, spagnoli, francesi e greci".