PORTI PUGLIESI: VERSO UN SISTEMA INTEGRATO TRA BARI, BRINDISI E TARANTO

“Oggi abbiamo posto le basi per la nascita di Porti di Puglia. Si tratta di un unico sistema portuale con tre grandi moli (Taranto, Brindisi e Bari) che movimenta 53 milioni di tonnellate di merci e 2,5 milioni di passeggeri l’anno”. Lo ha dichiarato con evidente soddisfazione l’assessore regionale alle infrastrutture della Puglia Guglielmo Minervini (nella foto).

 

L’occasione è stata al termine della riunione con Sergio Prete, presidente dell’Autorità portuale di Taranto, Francesco Mariani di Bari e Hercules Haralmabides di Brindisi, nel corso della quale è stata deliberata la condivisione della comune premessa ai Piani Operativi Triennali, che le stesse autorità approveranno nelle prossime settimane. Lo riporta Italianetwork.it.

 

“Questo passaggio segna una forte discontinuità con il passato – aggiunge Minervini – La sinergia è possibile. Le amministrazioni dei porti hanno smesso di essere in competizione fra loro ragionando per la prima volta come un unico sistema. Questo approccio non potrà che rafforzare l’offerta competitiva della Puglia generando un valore aggiunto per tutta l’economia pugliese”.

 

Per adottare strategie condivise le tre Autorità Portuali sono partite da una lettura comune della crisi economica che coinvolge in maniera profonda anche il settore del trasporto marittimo e della portualità ma anche delle opportunità della Puglia quale naturale approdo strategico nel processo di ridefinizione dei traffici nel Mediterraneo. I Porti di Puglia hanno individuato due questioni cruciali per lo sviluppo su cui cominciare subito a lavorare. Minervini le riassume così: “istituiremo uno strumento inedito e innovativo per sviluppare un’azione corsara sui mercati. Verificheremo la forma giuridica, ma immaginiamo un’agenzia che vada a caccia di nuove opportunità di traffico forte della rappresentazione di un unico sistema portuale, con una rete retroportuale robusta e vocata all’intermodalità con il sistema ferroviario”.

 

Il secondo punto riguarda il miglioramento degli standard dei servizi a terra con interventi di riorganizzazione condivisi che migliorino la sostenibilità ambientale e aumentino l’efficienza e la competitività dei porti pugliesi. L’economia marittima è già oggi uno dei punti di eccellenza della Regione Puglia che movimenta circa 53 milioni di tonnellate di merci e 2,5 milioni di passeggeri. Il “laboratorio Puglia” deve poter produrre un salto di qualità, nel proprio sistema marittimo-portuale dove i punti di forza di ciascuno debbono essere messi a fattor comune ed i punti di debolezza debbono essere affrontati e risolti in modo sinergico. Allo sviluppo economico, civile e sociale della Regione serve “un porto lungo 900 chilometri”. Per raggiungere questo risultato la Regione e le tre autorità portuali di Bari, Brindisi e Taranto hanno per la prima volta condiviso una premessa comune ai Piani Operativi Triennali, che le stesse autorità approveranno nelle prossime settimane.

 

Per adottare strategie condivise le tre Autorità Portuali sono partite da una lettura comune della crisi economica che coinvolge in maniera profonda anche il settore del trasporto marittimo e della portualità. I tratti essenziali di questa lettura sono il permane di uno squilibrio fra domanda ed offerta con una sovracapacità di stiva non facilmente riassorbibile nel breve periodo; la depressione dei noli che riducendo i margini di redditività per l’armamento, rischia di scaricare sulle imprese e sui terminalisti portuali i costi maggiori della crisi; la ristrutturazione del mercato nel settore container in cui le compagnie tendono a migliorare il fattore di carico e ridurre i costi e infine le difficoltà competitive dei porti di transhipment italiani sotto i colpi degli incrementi dei porti nord africani, a partire da Tanger Med.

 

I mutamenti geopolitici nel Mediterraneo stanno aprendo nuove prospettive all’Italia, sia sull’asse nord-sud con la fine delle autocrazie nei paesi arabi, sia sull’asse est-ovest con il processo di maggiore integrazione economica e sociale dei paesi dell’est europeo con l’UE. La nuova prospettiva dell’Italia e del suo sistema portuale, in particolare della Puglia naturale approdo strategico, è quella di diventare interlocutore privilegiato di questo nuovo straordinario processo di integrazione economica.

 

Prendendo atto che i tempi di risposta dei porti sul piano infrastrutturale, rispetto alle scelte del mercato dei traffici vivono una difficile integrazione, le autorità portuali dovranno dotarsi di strategie, sia a breve che a lungo termine, capaci di intercettare l’immediatezza delle repentine scelte dell’armamento e di impostare una politica di programmazione per costruire il futuro. Le amministrazioni dei porti devono operare le loro scelte entro questa ineliminabile dicotomia e non possono e non devono essere in competizione fra loro. La competizione viene svolta dalle imprese private (terminalisti, imprese portuali ed armatori). Al “pubblico” spetta creare le condizioni affinché la competizione possa svilupparsi e crescere, sia in termini di regolazione, di coordinamento e organizzazione, che di investimenti nelle manutenzioni e nelle infrastrutture, nei collegamenti e nel sistema logistico. La crisi propone nuove sfide, ad esempio circa il possibile sottoutilizzo dei terminal. Occorre allora la capacità di compiere scelte reversibili, essere flessibili. 

 

Tutti i porti commerciali, anche di piccole e medie dimensioni, della Puglia, debbono trovare una forma di “governance” omogenea rientrando tutti nella circoscrizione territoriali delle diverse autorità portuali in grado di assicurare certezze di flussi di investimento, di programmazione delle opere. Porti sostenibili e tecnologicamente avanzati: i porti pugliesi agiranno in maniera congiunta per realizzare obiettivi finalizzati alla sostenibilità ambientale della loro attività, in particolare sul piano delle politiche energetiche, e per incentivare politiche di innovazione tecnologica verso la realizzazione di un port community system a livello regionale. Standard di servizio omogenei: una delle questioni cruciali per lo sviluppo dei porti è quello di mantenere un elevato standard di efficienza ed economicità dei servizi pubblici o svolti da privati in regime di concessione e che incidono direttamente sulla funzionalità dei porti. Il riferimento è da un lato agli enti dello Stato: Agenzia delle dogane, sanità marittima, Polizia di Frontiera, controlli fito-sanitari e veterinari, Guardia di Finanza etc.; e dall’altro a tutto il mondo dei servizi tecnico nautici (rimorchiatori, piloti ed ormeggiatori).

 

Questi servizi affrontati in modo coordinato fra tutti i porti pugliesi, con l’indispensabile interlocuzione della Direzione Marittima della Puglia, potranno portare a soluzioni condivise verso interventi di riorganizzazione che aumentino l’efficienza e l’economicità aumentando gli stessi standard di sicurezza. Politiche di marketing: il sistema integrato di servizi portuali pugliesi si porrà in modo unitario nel panorama internazionale. Per questo individuerà azioni ed iniziative comuni con strategie di marketing per presentare unitariamente l’offerta di servizi dei porti pugliesi non solo nei principali appuntamenti fieristici di settore, ma anche con iniziative specifiche e strumenti dedicati, mirati a creare nuove relazioni ed opportunità di traffico per i nostri porti.

 

Le Autorità portuali pugliesi agiranno in modo coordinato per lo sviluppo dell’intermodalità. A tal fine promuoveranno uno studio congiunto su tutte le potenzialità dell’intermodalità ferroviaria-marittima e sulla riduzione del traffico stradale promuovendo e partecipando congiuntamente a bandi nazionali e comunitari finalizzati allo sviluppo delle Autostrade del mare (MOS) e dell’intermodalità ferroviaria.