MILANO: SOGEMI VERSO LA LIQUIDAZIONE, ORTOMERCATO IN FUTURO A FIANCO DELL’AREA EXPO?

Sogemi, la società pubblica che gestisce il mercato di Milano, si avvia verso il viale del tramonto. Si sta procedendo verso l’istruttoria per la messa in liquidazione. Difficile pure una privatizzazione, perché, parola dell’assessore alle attività produttive di Milano Franco D’Alfonso, "nessuno se la comprerebbe". Inoltre verrà bloccato il piano di investimenti da oltre 130 milioni di euro.

 

“Un piano troppo impegnativo per una società che ha quel bilancio”, afferma D’Alfonso al Sole24Ore. I numeri a cui fa riferimento l’Assessore sono relativi ad un fatturato di 16 milioni di euro all’anno a fronte di un debito pari a 24 milioni di euro. Il piano prevedeva la costruzione entro il 2012 di nuove strutture e di padiglioni più efficienti nell’area dell’Ortomercato di Milano, in parte compensato dalla vendita delle aree – pari a 130 metri quadrati di estensione –  dell’ex macello e dell’avicunicolo, ormai non più utilizzate.

L’idea attuale però azzera i precedenti piani. L’assessore infatti sarebbe propenso a liberare definitivamente l’area dell’ex macello e dell’Ortomercato trovando un’altra zona adatta ai mercati.
L’area individuata sarebbe quella adiacente all’Expo, da cui le merci potrebbero essere facilmente movimentate grazie alla vicinanza con i nodi stradali. L’obiettivo è comunque quello di individuare una zona in cui l’export – che ad oggi rappresenta il 30% dei prodotti agricoli – possa essere agevolato.

 


In seguito infine, nel giro di un anno circa, Sogemi dovrebbe essere completamente chiusa. Durante la fase transitoria tuttavia il Comune potrebbe sostenere la nascita di una nuova società a capitale privato a cui, solo inizialmente, potrebbe parteciparvi Palazzo Marino con una quota di minoranza. La partecipazione sarebbe infatti volta ad assecondare lo sviluppo della nuova società e al contempo permettere ad un indotto di 8 mila persone e 2 miliardi circa di fatturato di continuare a lavorare senza strappi troppo violenti. Ma il Comune di Milano rimane comunque dell’idea di voler uscire dal business una volta conclusasi la fase transitoria.