GLI ITALIANI SPENDONO MENO PER MANGIARE, ANCHE PER LA IV GAMMA

Gli italiani mangiano sempre meno: sia per gli oltre 15 milioni che si nutrono fuori casa (12 milioni a pranzo e 3,5 a cena), sia per chi lo fa in casa il piatto è più vuoto. Ma nel ridurre la spesa alimentare di oltre 7 miliardi di euro per i pasti in casa e di oltre 1 miliardo per quelli fuori casa negli ultimi cinque anni, gli italiani hanno però fatto attenzione ad eliminare il superfluo.

Hanno così limitato gli sprechi e orientato di nuovo la scelta sui prodotti tradizionali. Al consumo alimentare viene destinato meno di un quinto dei soldi destinati a tutti gli acquisti (19% dei consumi che nelle famiglie giovani scende al 14%) con una situazione sempre più prossima al livello di guardia, ma paradossalmente più del 50% pensa che in casa si spenda molto per il cibo, forse influenzato psicologicamente dalla spesa del supermercato dove si cerca di riempire il carrello.

In poco meno di mezzo secolo la spesa alimentare è scesa del 20% nel budget destinato ai consumi, rendendoci sempre più simili al Regno Unito.

Segna il passo anche la IV Gamma come conferma Umberto Galassini (nella foto), amministratore delegato di Bonduelle Italia: “Questo comparto sta risentendo del calo del potere d’acquisto dei consumatori, oggi si registra un potenziale d’offerta superiore alla domanda”.

Quindi? “Quindi potrebbe verificarsi una selezione. Ci sono ancora molti produttori locali che fanno IV gamma per completare e implementare l’assortimento. Credo che la stretta della crisi comporterà una riduzione dei player”. Bonduelle in ogni caso risponde alle difficoltà del momento investendo sull’innovazione: “Nei prossimi mesi lanceremo dei prodotti, al momento in fase di studio, per cercare di dare una scossa al mercato”.

La crisi sta dunque consolidando un comportamento già in atto da tempo dovuto anche a nuovi stili di vita: primi piatti e contorni vengono preferiti ai secondi, aumenta il consumo di spuntini e merendine e in tutto si spendono circa 5 euro a testa al giorno per mangiare in casa. Il dato emerge da una ricerca Fipe-Confcommercio presentata a "Sapore 2012" nel convegno inaugurale della Fiera di Rimini dedicata all’alimentazione.

A tavola si preferisce la tradizione (+8% le specialità gastronomiche regionali negli ultimi quattro anni) alla novità etnica verso la quale non manca lo sguardo di curiosità di un italiano su quattro. Persiste solo in parte l’andamento salutistico, l’unico in grado da vent’anni di generare un leggero incremento di spesa, a dispetto comunque di un 10% della popolazione in stato di obesità e di un 35,5% in sovrappeso.

La recessione si ripercuoterà anche sui consumi alimentari (-0,8%), anche se il fuori casa continuerà a fare da traino. Già ora nelle regioni del centro-sud si registra la sofferenza maggiore nei consumi familiari di alimenti e bevande, mentre il settentrione ha ridotto soprattutto pasti e consumazioni fuori casa.

A livello di spesa alimentare, finora si registrano 215 miliardi di euro (dati Istat 2010) di cui 142,5 per i pasti in casa con cui si acquistano soprattutto pane, carne, latte, latticini e uova. A livello di spesa reale, quella alimentare è cresciuta poco rispetto ad altre: 0,7% di tasso medio annuo in quarant’anni a fronte di quella per le comunicazioni (+6,2%, ma va considerato il livello modesto di spesa in questo settore negli anni ’70) e della salute (+5,6% anche per l’invecchiamento crescente della popolazione e per una maggior cura della persona). (M.A.)

 

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