IL RADICCHIO DI TREVISO E “L’AGROASTUZIA” DEGLI USA

L’etichetta è chiarissima: “Radicchio Treviso, grown in Holland, eat right America”, in vendita promozionale a 9,99 dollari. E’ in bella evidenza su una cassetta di radicchio rosso in un negozio di frutta e verdura di New York. Fa un sobbalzo il presidente della Coltivatori diretti di Treviso Fulvio Brunetta davanti a un’immagine che ha dell’incredibile.

E scatta una fotografia che è un documento dell’ambiguità di tanta pubblicità alimentare. Si spaccia come “radicchio Treviso” una cicoria che in realtà, da quanto si può capire dalla foto, è rosso veronese. E’ vero che si precisa che è stato coltivato in Olanda, ma la “correttezza informativa” convince poco, al massimo può essere considerata un’attenuante. Fa sorridere la precisazione “eat right America”. Un bel mangiare americano!

C’è di tutto e di più in quella etichetta: un concentrato di furberia. Fulvio Brunetta ha girato la foto al collega Denis Susanna, presidente della Cia di Treviso (Confederazione italiana coltivatori) e a Paolo Manzan, presidente del Consorzio di tutela del radicchio Igp di Treviso e del variegato di Castelfranco. Può essere considerato un classico esempio di “agroastuzia”, ma non bisogna meravigliarsi.

L’“agro pirateria” è un fenomeno che sempre più sta aggredendo i prodotti agroalimentari italiani. Sono spacciati come tali imitazioni, falsi, tarocchi e il danno per i prodotti veramente “made in Italy” è pesantissimo, attorno ai 60 miliardi di euro all’anno, stando ad alcune stime. Ma si tratterebbe di un cifra per difetto perché la partita di prodotti clonati o contrabbandati sarebbe ben superiore.

“E’ difficile bloccare i furbi – commenta Paolo Manzan (nella foto) – il radicchio di Treviso è troppo bello, attraente e bene quotato perché non possa fare gola ai furbi. E’ quasi scontato che sia imitato e taroccato. Che fare? La battaglia è ardua; contro contraffazioni e falsi occorrerebbe una strategia nazionale e internazionale, che non si vede. E occorrerebbero strumenti e notevoli risorse che non ci sono. E’ importante per noi farci conoscere e fare conoscere il prodotto autentico. Dobbiamo quindi presentarci sui mercati con una qualità veramente eccellente e garantita, in maniera da far vedere e far gustare la differenza tra l’originale e il taroccato, tra il vero radicchio di Treviso Igp e le sue grossolane imitazioni”.

“E’ questa la strada che sta percorrendo OPO Veneto, afferma il presidente Francesco Daminato, la quale è presente con i suoi radicchi garantiti e certificati in ristoranti di prestigio del Nord Europa, dove la qualità è riconosciuta e premiata”. C’è sempre, comunque, il rischio che i falsi radicchi abbiano la meglio sugli originali a causa della disinformazione e del loro prezzo molto concorrenziale. Accade in Italia, figurarsi all’estero. La moneta cattiva, purtroppo, scaccia troppo spesso quella buona. Vale per tutti i prodotti. (fonte: ortoveneto.it)