VERONA, FUSIONE TRA APO SCALIGERA E COOPERATIVA MINERBE

Un anno e mezzo fa l’affiancamento. Domenica scorsa nell’Area expo a Cerea, la fusione davanti al notaio dopo il sì unanime dei soci confluiti in massa all’appuntamento per il comparto dell’ortofrutta veronese. APO Scaligera di Santa Maria di Zevio (Verona) e Cooperativa Minerbe ora sono tutt’uno anche dal punto di vista legale.

La coop della Bassa è la quarta gamba della Scaligera che già aggregava le coop di Tregnago, e di Zevio, Verde Europa e Primavera a produzione biologica.

"Quello che stiamo sottoscrivendo, nell’interesse dei soci, ci dà più forza sui mercati grazie a una maggiore massa critica" ha commentato Giorgio Lanzarotto, presidente della Minerbe, come si legge su L’Arena.

"Siamo in pochi per risolvere i tanti problemi del settore, ma più una famiglia è numerosa meglio affronta le difficoltà". La sinergia tra Minerbe e Scaligera accresce il ventaglio dei prodotti posti sui mercati aggiungendo alle potenzialità dell’Apo zeviana principalmente sul campo della fragola e di altre orticole, l’importante produzione di pomacee della Minerbe.

Soddisfatto Primo Anselmi (nella foto), presidente della Scaligera: "Da subito i nostri due Cda avevano manifestato l’idea di un’aggregazione più stretta. Di avere consiglio, bilancio, commercializzazione, ufficio tecnico e collegio sindacale unici ai fini di semplificazione e risparmi di scala. L’entrata di Minerbe ha potenziato la Scaligera nei settori mela, pera e delle strutture".

La fusione è stata tenuta a battesimo da Maurizio Gardini. II presidente nazionale di Fedagri-Confcooperative ha esordito sostenendo che c’è bisogno di meno cooperative e di più cooperazione per risolvere i problemi dell’agricoltura: troppa burocrazia, difficoltà sui mercati, crisi ricorrenti, manodopera e tasse, Imu in testa.

"Ma la prima mossa strategica è governare la concentrazione dell’offerta", ha affermato Gardini adducendo l’impossibilita per la politica di determinare regole che orientino la domanda in balia della crisi. "Sfida per le coop è diventare protagoniste sui mercati. L’unione di Scaligera e Minerbe rafforza la possibilità per le aziende di guardare al futuro con fiducia" ha detto Gardini, pessimista sugli aiuti diretti in agricoltura.

"Contributi di 100-150 euro per ettaro non risolvono i problemi dei produttori, che hanno bisogno di strumenti moderni per stare al passo con i tempi; di promozione, di abbattere le false barriere fitosanitarie che ci impediscono di esportare, di regole uguali sia per la cooperazione sia per i singoli, di semplificare l’assunzione di manodopera e la normativa sull’ambiente. Inoltre di comprimere le spese inutili. Il sistema delle agevolazioni sui carburanti", ha esemplificato Gardini "costa più delle stesse agevolazioni".

Alla luce della riforma del mercato del lavoro, il presidente ha dato come salva la normativa sugli stagionali e ha invitato a non disperare sulla "tosatura" dell’Imu, sostenendo che al riguardo vi sarebbero vedute diverse circa il gettito. "Il governo stima 220 milioni, le organizzazioni professionali oltre un miliardo. Monti ha assicurato che in futuro terrà conto della prima cifra. E ciò ci fa ben sperare. Purtroppo gli amici dell’agricoltura sono sempre meno".

Plauso alla fusione da Luigi Frigotto, assessore provinciale dell’Agricoltura: "State scrivendo una pagina importante per l’ortofrutta veronese". Sulla stessa lunghezza Bruno Nestori, leader veronese e veneto di Confcooperative e il sindaco di Cerea, Paolo Marconcini.

Con Minerbe, 450 aziende socie, il bilancio di Apo Scaligera supera i 40 milioni di euro. La coop della Bassa produce 35.000 quintali di pere, 80.000 di mele e 210.000 tra pesche, meloni e fragole. Con 68.000 quintali l’anno per un fatturato medio di 14 milioni, la fragola è il prodotto di punta nella Scaligera cui somma cetrioli, insalate, meloni, pomodori, zucchine, peperoni, pesche, ciliegie, albicocche, asparagi, cavolfiori, melanzane e porri. Circa 30.000, infine, i quintali annui di kiwi, 38.000 di pere, 125.000 di mele.