MELE E PERE NEGLI USA, RIVOIRA: “SARÀ DIFFICILE SFONDARE. SERVE APRIRE ALTRI MERCATI”

Un’opportunità come tante altre, ma sul fronte export la strada da fare per l’Italia è ancora molta”. Non vuole farsi troppe illusioni Marco Rivoira (nella foto), referente commerciale del comparto ele per l’omonima azienda di Verzuolo (Cuneo), dopo la firma tra l’americana Aphis e il Mipaaf per il piano operativo per l’esportazione di mele e pere italiane negli Usa (leggi news).

“L’intesa potrà senz’altro essere d’esempio e da apripista per altre iniziaitive. Ma ora fondamentale è aprire altri mercati dove la domanda potrà essere ancora superiore. Penso per esempio al Giappone, all’Indonesia e ad altri Paesi dell’Estremo Oriente specie nel Sud Est asiatico, in grado di assorbire notevoli quantità di prodotto, dalle mele ad altri prodotti ortofrutticoli. È giunto il momento di spingere per stringere a livello istituzionale nuovi accordi con altre nazioni”.

Rivoira ritorna poi sulle reali prospettive e possibilità che la mela italiana avrà negli States, non nascondendo un po’ di scetticismo. “Pur ribadendo l’importanza dell’accordo, è innegabile sottolineare che il mercato statunitense non sarà facile, per niente. È bene ricordare innanzitutto che gli Usa sono il secondo Paese produttore di mele dopo la Cina e che quest’anno, in particolar modo nelle aree produttive della costa orientale degli Stati Uniti, si è registrata un’annata record in quantità. Sarò molto complesso penetrare in questo mercato, anche negli anni futuri, specie con varietà come Golden e Red Delicious, mentre si potranno avere maggiori possibilità con Fuji. Ma innanzitutto – aggiunge Rivoira – bisognerà concretamente trovare i clienti che comprano il prodotto. Sulla Golden e su altre varietà invece bisognerebbe aprire mercati come Messico, Cina e altri Paesi asiatici potenziali forti importatori”.

Rivoira poi lancia un avvertimento anche sul comparto delle pere. “Oltre che per le mele mi auguro le cose vadano bene anche per le pere, in particolare per la Abate, che come gusto e tipologia è una delle migliori pere al mondo. Ma sfondare negli Stati Uniti sarà molto dura. Nel Paese nordamericano non sono abituati a vedere e quindi a comprare e gustare pere con ruggine, peculiarità dell’Abate. Anni fa come Rivoira provammo a penetrare nel mercato Usa dal Cile con le Abate, ma dopo diversi tentativi fummo costretti ad abbandonare l’esperimento. Non c’era domanda, il consumatore americano è abituato ad altre vairetà di pere. Per cambiare i gusti servono serie e studiate azioni di marketing che potrebbero durare dieci anni. È un processo che rischia di allungarsi di molto”.

Emanuele Zanini

emanuele.zanini@corriereortofrutticolo.it

 

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