PERE, VERNOCCHI (APO CONERPO): “SENZA ETOSSICHINE DANNI PER 60 MILIONI”

Conservazione senza etossichine? "Un danno di 60 milioni di euro per il comparto della pera, a tutto vantaggio dei nostri competitor". È un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato venerdì scorso a Ferrara durante il convegno “Interprofessione pera un nuovo strumento per la competitività” dal presidente di Apoconerpo Davide Vernocchi (leggi news).

"La stima è stata fatta dal Cso – precisa Vernocchi (nella foto) – e potrebbe essere per difetto". Quello dei fitofarmaci è un tema caldo per il settore dell’ortofrutta. In particolare, la questione dei prodotti antiriscaldo come le etossichine scoppiò la scorsa estate (leggi news), quando il mondo agricolo chiese ai ministeri della Salute e dell’Agricoltura di autorizzare l’utilizzo di sostanze per la conservabilità post-raccolta vietate dal 2011 a causa delle eccezionali condizioni climatiche (leggi news).

La deroga fu negata, con il risultato che il mercato italiano è stato invaso da pere spagnole e portoghesi, Paesi nei quali le etossichine sono ammesse. Verrebbe da dire: oltre il danno la beffa, perché se con il divieto le autorità italiane volevano tutelare il consumatore da un possibile rischio per la salute, la commercializzazione di pere provenienti dalla penisola iberica ha di fatto annullato il provvedimento.

Vernocchi ha spiegato come in Spagna e Francia sia più facile la concessione di deroghe all’utilizzo di certi prodotti, anche perché la competenza su queste materie è affidata ai ministeri dell’Agricoltura e non della Sanità come avviene in Italia. Altri prodotti vietati nel nostro Paese e ammessi in molti altri stati Ue sono i regolatori della crescita: "Poterli utilizzare – ha precisato Vernocchi – aumenta le rese per ettaro di 2.000-2.500 euro". Ma i produttori italiani non sono stati a guardare: hanno provato a conservare le pere con metodi alternativi. Si è tentato con gli olii essenziali e bassi contenuti di ossigeno, ma con scarsi risultati. Si sono fatti tentativi con il metodo smart fresh, ma non è un vero e proprio rimedio antiriscaldo, ha un costo doppio rispetto alle etossichine e crea alterazioni sul prodotto, di sapore e colore.

"Serve un impegno della politica per risolvere questo problema – è l’appello lanciato dal presidente di Apoconerpo – anche perché un impianto di pere costa dai 16 ai 18.000 euro per ettaro. Non possiamo chiedere agli agricoltori di investire nella pera se poi il prodotto va buttato". Il presidente dell’Oi pera Gianni Amidei ha fatto da eco alle considerazioni di Vernocchi: "Quello dei fitofarmaci è un problema che riguarda tutte le drupacee, per esportare in mercati lontani per raggiungere i quali la merce deve sostenere lunghi viaggi è indispensabile usare sostanze che aumentino al conservabilità". (s.m.)