PICCOLI FRUTTI, MATTIVI (AURORA FRUIT): “LA GDO DEVE AVERE PIÙ CORAGGIO”

Altro anno con il segno “più” per i piccoli frutti. Il 2016 si è contraddistinto per quotazioni in crescita, “con prezzi superiori alla media del 10%”: la stima è di Luciano Mattivi del Consorzio Piccoli Frutti di Verona che commercializza i propri prodotti con il marchio Aurora Fruit. “La crescita è dovuta anche per la disponibilità di prodotto inferiore, causata dal caldo della scorsa annata che ha di fatto ridotto i volumi a disposizione, sia in Veneto che in Trentino”.

Nello specifico per le fragole la produzione è rientrata nelle media con una buona qualità dei frutti. “Il lampone rifiorente invece ha sofferto di più il caldo, specialmente nel Veronese, tra agosto e settembre”, spiega Mattivi. Positivo l’andamento produttivo e commerciale per le more, stabile per il ribes.

Per l’imprenditore scaligero le potenzialità dei berries comunque sono ancora notevoli. Ma, a suo avviso, a capirlo dovrebbe essere soprattutto la grande distribuzione organizzata. “La gdo dovrebbe comprendere meglio la grande opportunità che ha davanti con i piccoli frutti. Nonostante sia innegabile che la domanda ci sia, e pure in crescita, le catene distributive sono molto prudenti. Troppo. Sono quasi state costrette a inserire le referenze dei berries grazie alle richieste in sensibile aumento ma non hanno il coraggio di investire fino in fondo in questo comparto, che seppur difficile da gestire (a partire dalla delicatezza e ridotta shelf life dei prodotti che va dai 3-4 giorni del lampone alla settimana del mirtillo), permettono ricavi importanti. Per farlo servirebbe un nuovo approccio, un cambio culturale”.

Per Mattivi da una parte è necessario segmentare il mercato e dall’altra concedere ai piccoli frutti maggiori spazi sugli scaffali. “Bisognerebbe affiancare alla classiche vaschette da 125 grammi anche altre tipologie, a partire da quella da 250 grammi. Credo che il mercato italiano sia pronto a questo passaggio. Basta vedere cosa accade in Nord Europa, dove i consumi di berries sono ben superiori e dove non è raro vedere confezioni da mezzo chilo. Gradualmente anche noi in Italia possiamo avvicinarci ai numeri dei Paesi con consumi più alti”.

Tornando al fattore quotazioni, innegabile per Mattivi che “la gdo dovrebbe comunque iniziare ad abbassare i prezzi a scaffali. Se nei discount le vaschette da 125 grammi sono vendute in media a 1,49 euro, nelle catene di medio-alta gamma si arriva a 2,99 euro. Abbassando i prezzi e allargando lo spazio a disposizione, i piccoli frutti potrebbero fare boom sia in termini di volumi e redditività”.

Emanuele Zanini