AGRUMI (FRESCHI) IN CINA: SOLO TRE AZIENDE ITALIANE ACCREDITATE

Assofruit e l’associata Nicofruit, entrambe di Scanzano Jonico (Matera) e, infine, Giacomo Altieri e Figlio srl di Palagonia (Catania). Sono le sole tre aziende italiane che quest’anno si sono accreditate presso le autorità cinesi per potere esportare in Cina i loro agrumi freschi.

L’esiguo numero di produttori che hanno fatto richiesta di accreditamento, nel primo anno di vigenza del protocollo, rivela le concrete difficoltà poste dall’accordo bilaterale all’export degli agrumi verso il Paese del Sol levante che, ovviamente, vanno ad aggiungersi a quelle successive, legate alla burocrazia e alle regole fiscali da rispettare.

La prova che l’accordo sugli agrumi rimanga al momento solo sulla carta, è il fatto che alla fiera asiatica per eccellenza, l’Asia Fruit Logistica di Hong Kong, non c’è stata la presenza di aziende italiane specializzate in agrumicoltura ad eccezione di Oranfrizer che però, al momento, sta commercializzando solo trasformati.

“Esistono delle difficoltà logistiche oggettive legate all’export dell’arancia Tarocco di Sicilia”, afferma Salvo Laudani, marketing manager di Oranfrizer. “Vista la delicatezza del prodotto, è impensabile affrontare un transito di 45 giorni di nave. Inutile accreditarsi finché non saranno praticabili delle alternative logistiche. In questo senso stiamo guardando con molta attenzione agli sviluppi su questo fronte”.

Al momento, l’unico mezzo di trasporto per l’export agrumicolo dall’Italia, ammesso dal protocollo bilaterale, è quello via mare. Un “transit time” che di fatto esclude le arance ma il discorso cambia per le clementine che hanno una tenuta maggiore. Non è un caso che tra le aziende accreditate ci sia proprio il primo produttore lucano di clementine che però non era presente con il proprio stand a Hong Kong.

“Stiamo lavorando – spiega Simona Rubbi, responsabile progettazione e legislazione del Cso Italy, Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara – per inserire nel protocollo altri mezzi di trasporto come l’aereo. Anche le linee ferroviarie sono un mezzo molto interessante perché permettono di raggiungere la Cina in un tempo che va da una a due settimane. Ma in questa direzione occorre superare il blocco russo anche attraverso il lavoro congiunto che stiamo portando avanti con la Commissione europea”.

In pratica, gli operatori logistici su rotaia che operano sulle rotte Europa-Cina, come ad esempio quelli in partenza dl porto fluviale di Duisburg, significativo hub intermodale tedesco, vengono bloccati al confine con la Russia che non lascia neanche più passare i treni in transito nonostante questo tipo di blocco non abbia alcun fondamento giuridico dal momento che esula dalle condizioni dell’embargo.

“Si tratta di una questione squisitamente politica dove noi tecnici non abbiamo voce in capitolo. Per questo il lavoro congiunto con la commissione europea diventa fondamentale”.

Mariangela Latella

Emanuele Zanini