INNOVAZIONE SULL’UVA SICILIANA, “PUÒ ESSERE L’ANNO DELLA SVOLTA E DEL RILANCIO”

La campagna 2017 dell’uva da tavola siciliana segna l’anno della svolta e del rilancio sul mercato ma anche per l’avvio dei primi processi di innovazione che, però, fino ad ora, stanno riguardando solo le aziende più grandi, quelle che, per capirci, possono permettersi di investire nella tecnologia.

Uva in sacchetto. La ditta Golden Grapes della Famiglia Brucculeri, ad esempio, pioniera, venti anni fa, in Italia per la coltivazione di uva in sacchetto interamente biologica e biodinamica, ha appena avviato uno studio di un nuovo sacchetto trasparente e biodegradabile che oltre che per la coltivazione sarà usato anche come confezione per la vendita e che dovrebbe arrivare sul mercato nel 2019.

“Già da una decina di anni – spiega il titolare Dario Brucculeri (nella foto di apertura) – abbiamo brevettato l’idea della vendita di uva negli stessi sacchetti in cui viene coltivata ma fino ad ora tutti i test di mercato sulle piazze dove operiamo, prevalentemente Svizzera, Germania, Francia e Olanda, non hanno superato la diffidenza del consumatore che preferisce vedere e toccare con mano il prodotto che acquista. Per questo da quest’anno abbiamo iniziato una ricerca su un sacchetto trasparente e interamente biodegradabile con il quale puntiamo a portare sugli scaffali non solo l’uva ma anche il metodo particolare con cui la coltiviamo”.

Sempre quest’anno Golden Grapes ha iniziato a testare sul mercato la coltura in serra (un ettaro) con la prima campagna di due primizie senza semi (per metà coltivate in sacchetto e per metà senza), ossia la Centennial e la Pink Muscat mentre l’obiettivo per la fine dell’anno è di mettere a dimora altri 5 ettari che andranno ad aggiungersi ai 40 attuali. Tra le varietà in fase di impianto anche una vecchia cultivar siciliana tardiva a bacca bianca, esente da royalties e conosciuta con il nome di uva d’inverno che permetterebbe all’azienda di estendere la stagionalità fino a dicembre.

Nuovi mercati. Porte aperte all’India per l’azienda agricola Geva, nota per produrre uva fuori suolo e che per la prima volta, da questa campagna, è riuscita a mandare verso l’Oceano Indiano i primi quattro vagoni di Red Globe. “L’obiettivo – ci spiega Carmelo Vita (nella foto qui sopra), titolare dell’azienda a conduzione familiare – è quello di continuare a crescere su questo mercato e, in previsione, espandere anche i nostri areali per potere soddisfare la crescente domanda di questo prodotto”.

La tecnica di coltivazione usata da Geva (circa 16mila piante in vaso con un sesto di 40 centimetri in grado di produrre 480 quintali per ettaro contro i 300 di media) permette da un lato di controllare meglio la qualità del prodotto e dall’altro di ridurre l’impatto ambientale non solo per la minore vulnerabilità delle piante agli attacchi di funghi e insetti, e quindi per il minore bisogno di trattamenti ma anche, ad esempio, per la possibilità di riciclare l’acqua irrigua.

Con questo sistema Geva arriva sul mercato con un prodotto di fascia alta che inizia con le primizie di fine maggio liquidate al produttore anche 3 euro chilo. Si tratta di quotazioni molto appetibili che stanno spingendo alcuni produttori pugliesi ad introdurre questa tecnica anche nella propria regione.

Risparmio idrico. Sarà installato alla fine di questa campagna, da gennaio, il primo impianto di sub-irrigazione dalla ditta GB Italia che, sempre da quest’anno, ha iniziato a commercializzare un nuovo marchio a KM0 (denominato “Vicino”) per i supermercati siciliani Penny. “Puntiamo ad ottimizzare – spiega Marcello Lo Sardo (nella foto qui sopra) dell’azienda di famiglia che esporta i tre quarti della produzione in Francia – l’utilizzo di acqua con un risparmio atteso del 30% a fronte di un investimento sui costi del 10% in più. I tubi verranno interrati alla fine di questa campagna su un primo appezzamento di 50 ettari coltivati a Uva Italia”.

Il Biologico. Altra novità dell’azienda GB Italia, che sul mercato italiano è distribuita in Sicilia, Sardegna e Toscana (asse tirrenico), è la spinta verso il biologico. Sono in fase di certificazione i primi due ettari di Uva Italia che si aggiungeranno ai due di albicocche già commercializzati Bio. “Per le albicocche Bio – continua Lo Sardo – questa è stata la prima campagna. Ne abbiamo prodotti 400 quintali tutti venduti a Zuegg per la trasformazione ad un prezzo che oscilla intorno ai 27 centesimi al chilo”.

Agricoltura 3.0. Grazie ai finanziamenti Psr, la ditta Lodico sta iniziando a introdurre tecniche colturali (il test comincia su due ettari) basate sull’utilizzo dei sensori applicati sui campi che permetteranno, ad esempio, di controllare l’apporto idrico, di verificare come si comportano le piante nelle fasi fenologiche o di ottimizzare i trattamenti fitosanitari. Si tratta di investimenti che oscillano intorno ai 6mila euro per ettaro e che non tutte le aziende al momento possono permettersi.

Mariangela Latella

Canicattì