INDIPENDENZA CATALANA, “PER IL COMPARTO POTREBBE ESSERE UN SUICIDIO”

Dopo giorni di polemiche, la settimana appena iniziata potrebbe essere quella decisiva per la risoluzione della ‘crisi catalana’. All’annuncio di sabato del governo madrileno di aver trovato un accordo con altri partiti nell’ambito dell’articolo 155, che prevede le misure da applicare in situazioni come quella verificatasi, è stata fissata per giovedì una seduta del Senato per discuterne le proposte. Nelle stesse ore in Catalogna si riunirà il Parlamento regionale, formalmente per vagliare le possibili contro-misure, anche se c’è chi sostiene che possa essere l’occasione per proclamare l’indipendenza.

Nel caso in cui tale ipotesi dovesse concretizzarsi, “per il comparto potrebbe essere un suicidio”, sostiene Baldiri Ros Prat, presidente dell’Instituto Agrícola Catalán (l’associazione agricola più antica della Spagna), in un’articolo de El Economista.

Sebbene i trattori in strada siano stati nelle ultime settimane uno dei simboli più rappresentativi dell’indipendenza in Catalogna, “le conseguenze per i produttori sarebbero devastanti a causa della perdita degli aiuti e della chiusura dei mercati”. Il riferimento è ai finanziamenti conferiti dall’Ue nell’ambito della PAC – un totale nel 2016 di 373 milioni di euro secondo dati forniti dal Mapama –, di cui ai 51.286 agricoltori catalani non spetterebbe più nulla. Una somma di mancate sovvenzioni pari a 930 milioni di euro se si calcolano gli esercizi previsti dalla PAC2014. Inoltre, se a questi si aggiungono i 291,1 milioni di fondi per lo Sviluppo Rurale ancora in sospeso, tale cifra raggiungerebbe 1,221 miliardi di euro.

Ma non solo. Baldiri Ros Prat non manca di considerare anche le “ingenti perdite per le esportazioni di prodotti agroalimentari catalani (nel 2016 di circa 9,3 miliardi di cui oltre 1 miliardo di ortofrutta, ndr), sebbene ancora difficili da quantificare. Infatti – spiega – anche se ci dicono che nulla accadrà, sarà molto più complesso esportare all’interno dell’Ue o avere rapporti commerciali con paesi con i quali la Spagna ha stretto accordi bilaterali, come ad esempio Giappone e Stati Uniti”.

Tuttavia, se Baldiri Ros Prat è solo uno dei numerosi sostenitori della ‘non indipendenza’, tra i rappresentanti del settore non manca chi ha tesi differenti. Ne è esempio Joan Caball, segretario generale dell’Unió de Pagesos, che avalla il pensiero degli indipendentisti sostenendo che “la secessione non danneggerebbe in alcun modo il settore agricolo”.

Chiara Brandi