PERE, “IN CINA PRIMI INVII ENTRO 2 ANNI”. NODO EXPORT: “DOBBIAMO FARE DI PIÙ”

Solo l’8% delle pere prodotte in Italia è esportato fuori dai confini nazionali, di questo il 92% è destinato al mercato europeo – Germania (40%), Francia (15%) e Romania (8%) in primis – mentre solo l’8% a territori extra Ue, dove al primo posto c’è la Libia seppur i problemi di politica interna abbiano provocato un crollo del 72% degli invii negli ultimi due anni”. Esordisce così Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, durante il suo intervento di questa mattina al convegno “Mercato e consumi: i nuovi trend e le sfide future”, nell’ambito del World Pear Forum a Ferrara (leggi news).

L’Italia è il terzo Paese in Europa per export di pere con 152,7 mila tonnellate nel 2016, dopo Belgio e Olanda, rispettivamente con 315 e 327 mila tons. “In dieci anni i volumi esportati sono diminuiti del 16%; sulla pera ci siamo per così dire ‘adagiati’ rivolgendoci prevalentemente ai mercati vicini. Anche in questo caso tuttavia le cose non sono andate benissimo: dal 2006 al 2016 i quantitativi ricevuti dalla Germania sono passati da 70 mila a 60 mila tonnellate”.

Un dato che tuttavia trova motivo di rassicurazione in quanto riferito da Annabella Donnarumma di Euro Group (società che si occupa dell’acquisto e della vendita di ortofrutta per Rewe, ndr),  “Nel 2017 le vendite delle pere italiane della catena di distribuzione tedesca sono aumentate del 12%. Un dato – spiega – che conferma la bontà della nostra strategia basata su una collaborazione stretta, diretta e continuativa tra produzione e distribuzione”.

Tornando a parlare di export, Simona Rubbi del CSO ammonisce: “Dobbiamo esportare di più concentrandoci in Paesi che ci consentano di valorizzare al meglio la nostra produzione. Al momento si sta lavorando con la Cina. Il dossier è già aperto, nel giro di un anno e mezzo al massimo due si dovrebbe dare il via alle spedizioni. La Cina rappresenta per noi un mercato molto interessante poiché, sebbene vanti una produzione interna di tutto rispetto (è il primo Paese produttore al mondo), ha una forte domanda di prodotto di qualità che noi possiamo facilmente soddisfare”.

La Cina tuttavia non rappresenta il solo mercato verso cui si sta lavorando per abbattere le barriere fitosanitarie: Vietnam, Usa, Messico e Sud Africa sono altri importanti Paesi nel mirino del CSO. Anche Brasile, Canada, India, Emirati Arabi, Nord Africa, Singapore e Indonesia sono territori molto interessanti che si potrebbe provare ad approcciare senza ‘impedimenti fitosanitari’, “serve però il pieno sostegno delle nostre Istituzioni”, conclude Rubbi.

Chiara Brandi