PERE, “SERVE RECUPERARE SULL’EXPORT E APRIRE NUOVI MERCATI”

“Mercato e consumi: i nuovi trend e le sfide future” è stato questo il titolo del convegno tenutosi durante la seconda giornata di lavori al World Pear Forum, il summit internazionale dedicato alle pere tenutosi a Ferrara nell’ambito di FuturPera (16-18 novembre).
Si è partiti analizzando lo stato dell’arte del comparto con la relazione di Gianni Amidei, presidente di Oi Pera. “Gli ultimi dati relativi all’Italia, primo Paese produttore di pere in Europa e terzo a livello mondiale indicano una produzione di circa 735 mila tonnellate (+8% rispetto al 2016), un valore che rientra nella media produttiva degli ultimi anni. L’Abate è una delle cultivar che ha registrato gli aumenti più consistenti, con oltre 320 mila tons (+10%), seconda la William B.C con 160 mila (+3%) e a seguire Conference, la varietà più diffusa in Ue, con 61 mila tons (+2%) e Kaiser con 41 mila tonnellate (+12%). Una produzione non eccedentaria, associata ad una buona qualità dei frutti che lascia ben sperare in un regolare svolgimento della stagione di commercializzazione, come indicato dai primi rilievi sull’andamento delle vendite”.
Il quadro generale relativo all’andamento dei consumi è stato descritto da Daria Lodi, di Cso Italy. “Siamo in un momento di forte transizione rispetto agli acquisti alimentari sempre più indirizzati verso salute e benessere. Frutta e verdura non sono più vissuti come meri dessert o contorni, al contrario spesso diventano il pasto principale”. Un dato di fatto che si traduce concretamente in numeri: nel 2016 i consumi di ortofrutta sono aumentati per il terzo anno consecutivo; gli italiani hanno acquistato 8,2 milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli (+1,4%), di cui 4,5 milioni di tonnellate di sola frutta. Circa le le pere – tra i prodotti a cui è maggiormente imputabile tale trend – la percentuale di volumi acquistati rispetto all’intera categoria è pari al 17%, mentre il prezzo medio a scaffale è sostanzialmente stabile e va chiudendosi la forbice tra le varie macro aree nazionali. Tracciando il profilo del consumatore, la maggior parte delle preferenze arriva dagli over 65, categoria che vanta un indice di penetrazione al 94%, appartenenti per lo più a nuclei familiari di 1 o 2 componenti.

Nel 2016 – ha spiegato Lodi – nel nostro Paese sono state consumate oltre 400 mila tonnellate di pere, il 5% in più rispetto all’anno precedente e il 31% in più rispetto al minimo del 2013. Ovviamente c’è ancora molto da fare, soprattutto in considerazione di un acquisto medio per famiglia che, nell’area tipica di produzione, si ferma ai 14 kg annui. Per il 2017 si ipotizzano consumi superiori dell’1% rispetto allo scorso anno, considerando che nei primi nove mesi le pere acquistate in Italia sono state nell’ordine delle 264 mila tonnellate”.
A fronte di questo quadro nazionale tutto sommato positivo, la vera sfida sembra essere rappresentata dall’export. Il nostro Paese è il terzo fornitore al mondo dopo Belgio (327 mila tonnellate nel 2016) e Olanda (315 mila) ma gli invii sono in tendenziale netta contrazione.

Il tema è stato al centro degli interventi di Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, e Simona Rubbi responsabile apertura Nuovi Mercati di Cso Italy (leggi news).
Negli ultimi 10 anni le spedizioni del prodotto hanno registrato una flessione del 16%, dovuta non solo a fattori contingenti come l’embargo in Russia o i problemi di politica interna in Libia; altre destinazioni tipicamente più sicure hanno segnato un segno negativo”. È il caso della Germania dove dal 2006 al 2016 è stato perso quasi il 15% dei volumi dapprima inviati, passando da 70 a 60 mila tonnellate. “Per mantenere la leadership produttiva – ha spiegato Salvi – dobbiamo allargare i nostri orizzonti commerciali. Attualmente le esportazioni sono ancora orientate verso destinazioni ‘tradizionali’, prevalentemente entro i confini dell’Unione Europea; sarebbe importante aumentare la penetrazione del nostro prodotto verso Paesi potenzialmente ricettivi come Canada, Messico, USA, Brasile, Sud Africa, India, Vietnam, Russia, Cina”.
Citando la Cina il presidente di Fruitimprese ricorda come il lavoro svolto in concerto con Agrinsieme e Assomela al tavolo fitosanitario istituito al Cso sia un esempio di lavoro di squadra ben riuscito, che potrebbe portare all’apertura un mercato potenziale di 1,3 miliardi di consumatori fortemente attratti da nuova varietà e da un’offerta di qualità, nonostante sia il primo produttore di pere al mondo. “Per raggiungere i risultati dobbiamo continuare a sviluppare una ‘strategia Paese’ e proseguire lungo il percorso virtuoso intrapreso”, conclude Salvi.
Simona Rubbi infine ha illustrato nei dettagli i fronti verso cui si sta muovendo la ‘diplomazia’ italiana coordinata dal Cso e di cui parlava Salvi. Nonostante i successi ad oggi raggiunti, Rubbi ha lamentato “la gravissima anomalia del sistema europeo, che adotta un approccio di tipo permissivo anche quando Paesi che potenzialmente rappresentano sbocchi di sicuro interesse commerciale sono ancora in parte preclusi a causa delle barriere fitosanitarie”.

Chiara Brandi