MERCATO DI SHANGHAI, ORTOFRUTTA IMPORTATA IN EVIDENZA, ITALIA PRESSOCHÉ ASSENTE

Ha chiuso i battenti oggi a Shanghai la prima edizione del Mac Fruit Attraction China.

La giornata conclusiva è stata anche l’occasione per una piccola delegazione di operatori italiani e giornalisti di far visita al mercato ortofrutticolo Shanghai Huizhan Logistic, il primo nel Paese per traffico di frutta in entrata da Paesi terzi.

Agrumi da Israele, ciliegie dal Cile, mirtilli dal Perù, uva dalla California, kiwi dalla Nuova Zelanda, pere dal Belgio e ancora tanto altro proveniente da Australia, Taiwan, Vietnam, Tailandia. Italia pressoché assente.

“In questo periodo dell’anno fino al capodanno cinese (che cade a febbraio, ndr), il focus commerciale è sulle ciliegie, dopo sarà il periodo degli agrumi”, ha dichiarato Doris Xu della Wonong, società di import tra i primi cinque operatori del mercato.

La stagione commerciale delle ciliegie cilene è appena agli inizi. Il prezzo all’ingrosso del prodotto proveniente via aerea varia tra i 15 e i 18 euro al chilo. I pochi agrumi attualmente in vendita invece hanno origine israeliana mentre nei prossimi mesi ne arriveranno molti da Stati Uniti e Spagna. “Le arance italiane non sono, né presumibilmente saranno, molto presenti”, confida Xu. Tra i nostri operatori c’è chi sostiene che il motivo sia riconducibile ad un fattore organolettico, in quanto i consumatori locali preferiscono un sapore meno aspro e più zuccherino rispetto alle varietà rosse, e chi pensa ad un problema meramente commerciale che pone l’offerta italiana inferiore ai competitor in termini di “value for money”. Proprio in un’ottica di abbattimento dei costi di export e di miglioramento del rapporto qualità/prezzo, dal 13 e al 20 gennaio è previsto un tour di ispezione delle autorità fitosanitarie cinesi nel nostro Paese per l’autorizzazione del trattamento a freddo in celle frigorifere. Ma non solo: tra i professionisti c’è chi pensa che, più in generale, sia un problema di ‘sistema Italia’ che si ripercuote irrimediabilmente sulla conservabilità, e dunque sulla qualità finale. La mancanza di collaborazione produttiva tra ricercatori, operatori e istituzioni contribuisce, tra l’altro, alla perdita di competitività in termini di innovazione delle modalità di trasporto, dal tipo di imballo al film usato, che mal si concilia con il rispetto delle norme fitosanitarie e una buona shelf life.

Dal mercato ai supermercati: la prima tappa in un punto vendita della catena locale RT Mart, 400 store nel Paese e una spiccata curiosità per un eventuale import di prodotti made in Italy, come confermato da incontri avuti dagli espositori italiani in Fiera in questi giorni.

Infine Carrefour. Nel reparto ortofrutticolo all’interno del supermercato della catena francese l’esposizione del prodotto non si differenzia molto da quella di un omologo europeo. Unica nota da segnalare la marcata valorizzazione per il prodotto importato (inteso proveniente da Paesi non asiatici, ndr).

In generale, al contrario della tendenza emersa in fiera dove le imprese di packaging hanno occupato un ruolo di primo piano, all’interno dei due supermercati la merce sfusa la faceva da padrona.

Chiara Brandi

Shanghai