INFIA VUOLE CONVERTIRE TUTTA LA PRODUZIONE IN PET RICICLATO

Giunta quest’anno al suo settantesimo anniversario di attività, Infia, società romagnola tra i leader nel comparto del packaging, sembra aver fatto della ricerca costante di nuove opportunità – commerciali e di sviluppo di prodotto – il segreto del lungo successo. La presenza al Mac Fruit Attraction China di Shanghai (22-24 novembre 2017) lo dimostra. “Siamo venuti a sondare il mercato”, confida al Corriere Ortofrutticolo Matteo Camillini (nella foto), responsabile commerciale Italia di Infia. “Durante i giorni di fiera abbiamo potuto constatare un discreto interesse. Allo stand si sono presentati molti visitatori appartenenti a diverse categorie di professionisti: dal potenziale acquirente a possibili referenti di zona, passando da competitor che si sono offerti come partner per estendere la nostra gamma di prodotti. Non so se tali contatti avranno seguito, ma posso dire che partecipare a questo evento ci ha offerto molti spunti e stimoli per il futuro”.

Il riferimento è alle cosiddette ‘confezioni regalo’. “In passato un’azienda giapponese si era rivolta a noi per questo tipo di packaging” – aggiunge Camillini. “Dopo un nostro studio di sostenibilità avevamo concluso che non ci fossero i numeri necessari per intraprenderne la produzione. Constatare un interesse tanto elevato verso questa proposta anche in Cina, dove i volumi sono potenzialmente enormi, ci fa pensare di poter riprendere e rivedere il progetto”.

Parlando del materiale utilizzato, la posizione di Camillini è piuttosto chiara: “Negli anni passati c’è stata una forte richiesta di Mater Bi, un prodotto completamente biodegradabile che deriva dall’amido di mais. In breve tempo tuttavia tale interesse è andato scemando poiché ci si è resi conto che si tratta di un materiale scarsamente sostenibile dal punto di vista etico: per produrre gli imballaggi in Mater Bi si spazzolano letteralmente via intere derrate alimentari. Un gesto simbolicamente forte quando ci sono milioni di persone che soffrono la fame. In generale, allo stato attuale non ritengo esistano bioplastiche realmente ‘intelligenti’ ad uso alimentare. Credo piuttosto che il futuro sia l’r-PET. Nel Regno Unito è già largamente utilizzato; in Italia per ora è consentito solo se posto tra due strati di PET vergine. Confidiamo tuttavia che entro sei mesi al massimo la norma che dispone a riguardo possa cambiare. A quel punto convertiremo tutta la nostra produzione in PET riciclato al 100%. Non si tratta di una scelta vantaggiosa in termini economici, il trattamento del materiale da rigenerare alza i costi agli stessi livelli del PET vergine, ma è un’opzione decisamente più sostenibile sotto il profilo ambientale”.

Una presa di posizione che sembra andare nella stessa direzione del concetto alla base della rivoluzione che il reparto ortofrutta subirà dal primo gennaio prossimo, quando i sacchetti per il prodotto sfuso dovranno essere biodegradabili, compostabili e diventeranno a pagamento (leggi news). A tal proposito il manager commenta: “Credo che possa essere una buona chance per l’ortofrutta confezionata, poiché verranno consolidati i punti di forza di questo tipo di proposta che oltre ad essere più pratica nel momento dell’acquisto e del trasporto, ed oltre a garantire una maggior continuità in termini di qualità, diventa anche economicamente più competitiva”.

Ulteriore conferma dello spirito propositivo dell’azienda, volto al miglioramento e allo sviluppo costante della propria attività, l’annunciata entrata dal gennaio 2018 in Cermac, il Consorzio per l’Internazionalizzazione che associa aziende produttrici di macchine, attrezzature, tecnologie, componenti e accessori per l’ortofrutta. “Si tratta di una grande opportunità per il nostro Consorzio, poiché vede rafforzarsi la propria rappresentatività di filiera. È un valore importante, un vero plus, soprattutto sul mercato internazionale”, ha commentato il direttore di Cermac Enrico Turoni.

Chiara Brandi

Shanghai