PROVE DI DISGELO TRA I DUE POLI DELLA PERA. I BUONI FRUTTI DELL’AGGREGAZIONE

La recente edizione di Futurpera a Ferrara ha segnato il disgelo tra i due grandi poli nazionali della pera: Opera e Origine Group. Il prodotto pera è una eccellenza del paniere frutticolo nazionale, ma non esente da problemi e criticità. Coltivazione dispendiosa, consumi e redditività calanti, difficile gestione sia in campagna che nei magazzini di conservazione, export anch’esso calante (da 170 a 130.000 tonnellate in 3 anni) e con i mercati europei sovrastimati (assorbono il 92% dell’export) e in affanno (in Germania abbiamo perso mille tonnellate di vendite all’anno). Si impone di lavorare sia per rilanciare il mercato interno, sia per aprire nuovi mercati all’estero a partire da Cina, India, Vietnam, Messico, Brasile…

Tante opportunità, ma anche tante incognite, tanti rischi, tanti costi, che sarebbe meglio affrontare insieme. Si chiama sistema Paese, no? Opera si dice aperta a lavorare sull’estero, perché aggregare è la sua mission fondativa. Ma partendo dal mercato interno dove c’è molto spazio da recuperare. Origine Group replica: partiamo intanto dall’estero dove i mercati lontani costano lacrime, sudore e sangue e dove, lavorando insieme (come fanno i grandi consorzi delle mele) si evitano guerre fratricide. Come si vede le posizioni non coincidono ma non sono neppure antitetiche. Insomma, si può ragionare. L’aggregazione è un valore in sé e porta buoni frutti. Se non ci fossero due grandi poli organizzati della pera, non ci sarebbe neppure l’ipotesi di un dialogo, non si farebbero progetti, il prodotto pera sarebbe abbandonato al suo destino. Vedremo gli sviluppi ma intanto qualcosa si è mosso. (…)

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

 

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