MIRACOLO SOTTO L’ALBERO DI NATALE: ARRIVA IL TAVOLO NAZIONALE DELL’ORTOFRUTTA

Tanto tuonò che piovve. Alla fine il sospirato Tavolo nazionale dell’ortofrutta è arrivato. In extremis ma è arrivato, e il merito è anche un po’ nostro, di noi del Corriere, che abbiamo sempre tenuta alta la guardia su questa incredibile latitanza ministeriale, fino a scrivere due settimane fa “Ortofrutta, il tavolo che non c’è. Ovvero l’insostenibile inutilità del Ministero” (leggi news). Un editoriale – ripreso integralmente anche dal notiziario della prestigiosa Accademia fiorentina dei Georgofili – che qualcosa deve avere mosso se è vero che in data odierna è arrivata dal Ministero la tanto attesa convocazione del Tavolo per il 20 dicembre sotto la presidenza del viceministro Olivero. La convocazione ha raggiunto la Conferenza delle Regioni, le organizzazioni private e cooperative del mondo agricolo e dell’ortofrutta, le Professionali agricole, il mondo produttivo degli artigiani e del commercio, dei grossisti e dei Mercati, delle unioni nazionali dell’ortofrutta, dell’Interprofessione, della grande distribuzione privata e cooperativa e della trasformazione industriale. Una soddisfazione anche per chi aveva condiviso con noi questa battaglia, a partire da Fruitimprese e Alleanza cooperative (e i loro presidenti Marco Salvi e Davide Vernocchi), dalle Unioni nazionali ortofrutticole, da Fedagromercati e Italmercati.

Certo, aprire un tavolo così importante il 20 dicembre, in pratica sotto l’albero di Natale, è un po’ singolare e suona come una corsa a piantare la bandierina a tutti i costi entro l’anno, la tipica fretta dei ritardatari. Ricordiamo che il Tavolo era stato promesso nell’agosto scorso e fino a ieri era il grande desaparecido. Però non osiamo lamentarci, prendiamo la cosa come viene, e ci facciamo pure un brindisi, conoscendo per esperienza la sottovalutazione che il mondo dell’ortofrutta subisce nelle stanze ministeriali, dove si lavora a testa bassa soprattutto per soddisfare le istanze del mondo del vino, ritenuto più glamour dell’ortofrutta.

Di questo Tavolo, di farlo funzionare, l’ortofrutta ha disperato bisogno. I temi da affrontare sono tanti , dai catasti che mancano, al costo del lavoro, alla logistica, al fitosanitario, ai controlli sull’import, all’export da agevolare concretamente, alla programmazione produttiva in ambito europeo, al rinnovamento varietale orientato al mercato. Soprattutto bisogna stimolare le istituzioni a rendersi conto e assecondare lo straordinario sforzo innovativo che attraversa il settore, sia di processo che di prodotto, dove non a caso si parla di ‘rivoluzione vegetale’, di nuove modalità di uso e consumo della frutta, dove IV e V gamma brillano anche nell’export, dove il biologico e l’attenzione al wellness è ormai un orientamento dilagante. Senza contare le straordinarie capacità innovative delle nostre imprese delle macchine/tecnologie, del packaging, dei servizi, che operano su scala internazionale. Solo qualche settimana fa scrivevamo, a proposito della latitanza ministeriale, che “è legittimo trarre alcune conclusioni: che l’ortofrutta è figlia di un dio minore; che i tempi della politica non sono, e anzi confliggono, con quelli delle imprese; che di questo ministero si potrebbe tranquillamente fare a meno, visto che i suoi massimi dirigenti (a partire dal ministro Martina che fa a tempo pieno il vicesegretario del Pd) si occupano di altro”.

Siamo disponibili a ritirare (o attenuare, non esageriamo) tutte queste affermazioni purché il Tavolo funzioni e batta qualche colpo utile per il settore. Una grande responsabilità, soprattutto per la rappresentanza delle imprese chiamate a fare squadra in nome del ‘sistema Paese’.

Lorenzo Frassoldati

Direttore del Corriere Ortofrutticolo