SACCHETTI BIODEGRADABILI A PAGAMENTO, SI ACCENDE LA POLEMICA

Per il mondo dell’ortofrutta l’anno nuovo è iniziato con una novità che, come prevedibile, ha scatenato un’enorme polemica in tutta l’opinione pubblica. Stiamo parlando dell’introduzione, dal primo gennaio scorso, dei sacchetti biodegradabili e compostabili obbligatoriamente a pagamento (da 1 a 3 centesimi a pezzo) nei supermercati per la vendita di frutta e verdura sfusa. Un provvedimento previsto dalle legge 123 del 3 agosto 2017 emessa dal Governo Gentiloni.

L’argomento in questi primi giorni dell’anno è stato al centro del dibattito mediatico, dai giornali ai social network in rete. A farne le spese ancora una volta pare essere l’intero settore, in passato già più volte bersagliato per il solito “caro prezzi” di frutta e verdura.

I consumatori gridano alla scandalo interpretando la gabella come un’ennesima nuova tassa, sebbene in precedenza il costo del tanto famigerato sacchetto era compreso nel prezzo dell’ortofrutta sfusa venduta. In molti si sentono “presi in giro”, “truffati”, “derubati”. Questione di qualche euro all’anno. Un’autentica levata di scudi mentre, sempre dal primo di gennaio, altri rincari, ben più sostanziosi, riguardano altri settori come luce e gas e pedaggi autostradali.

Alle polemiche la grande distribuzione ha tentato di replicare parlando spesso di “disinformazione” e criticando le scelte del Governo, che ha recepito e applicato per primo in Europa (assieme alla Francia) la legge richiesta dall’Ue, anche se in realtà il testo europeo, si focalizzava soprattutto sulle borse in plastica per insacchettare la spesa (quelle che in Italia sono state messe fuori legge già dal 2012) e precisava esplicitamente la possibilità di escludere dalle misure le bustine trasparenti per frutta e verdura. La maggior parte degli Stati membri, infatti, si è limitato a mettere a pagamento le buste per la spesa in plastica tradizionale.

“Cari colleghi che occasione che stiamo perdendo!” scrive su twitter Mario Gasbarrino, amministratore delegato di Unes-U2. “La gdo becca e bastonata! U2supermercato ritiene questa legge ingiusta: non si può imporre all esercente di far pagare un imballo primario come il sacchetto ortofrutta che è parte integrante del prodotto, la gente non lo capirà mai! L’errore è nel divieto di cederlo gratis, dimenticando che è un imballo primario (fa parte del prodotto!) e da che mondo è mondo il suo costo (e l’eventuale tassa) è nel prezzo di vendita”.

Giorgio Santambrogio, presidente del Gruppo Vegé, sempre con un cinguettio su twitter, ha annunciato che il proprio gruppo si è adeguato “a questa legge iniqua, scegliendo di vendere sottocosto ad 1 cent i sacchetti bio, pro clienti. Ma questa legge deve essere cambiata al più presto! Non aggirata con escamotage concorrenziali demagogici. Unità della gdo verso il Governo”.

“I sacchetti di prima costavano un terzo di quelli attuali – sostiene Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad – come spesso accade si cerca di scaricare tutto sull’ultimo anello: l’unica a perderci con il consumatore è la Gdo”.

Nel mondo distributivo (e non solo) in molti chiedono una modifica della legge per consentire alle catene distributive di non far più pagare a parte i sacchetti della spesa biodegradabili.

 

(credits foto: