SUL MEDITERRANEO CRESCE LA COMPETIZIONE INTERNAZIONALE

Nuovi scenari non propriamente rosei si aprono per l’export dell’ortofrutta sud-europea. I Paesi produttori del Mediterraneo rischiano di essere messi in un angolo da un lato a causa del cambio climatico che, oltre ad influire sulle colture potrebbe, secondo gli esperti, determinare una vera e propria rivoluzione logistica con l’apertura della rotta artica determinata dallo scioglimento dei ghiacci. D’altro canto nuove potenze globali si stanno affacciando sul Bacino del Mediterraneo creando una forte pressione competitiva sui mercati dell’area che, fino ad oggi, rappresentano uno dei principali sbocchi per le produzioni sud-europee.

 

La rotta artica. Secondo uno studio dell’Artic Institute della Copenaghen Business School, da qui al 2040 lo scioglimento dei ghiacci determinerà l’apertura della rotta artica che rappresenterà un’alternativa logistica interessante al canale di Suez, nei collegamenti Asia-Europa perché permetterà di ridurre il transit-time via mare mediamente del 25%  con un range che va dal -40% (dal Nord Europa a Tokyo) al -13% per l’arrivo a Hong Kong.

Questo scenario favorirà indubbiamente i porti del nord Europa come quello di Rotterdam, già considerati chiave nel commercio ortofrutticolo e appesantirà ulteriormente lo sviluppo delle rotte mediterranee che si sta cercando di implementare anche con la riforma italiana dei Porti oltre che con l’allargamento del (costosissimo) passaggio dal canale di Suez.

In questo senso, la costruzione della Silk Belt Road (la nuova via della seta su rotaia), che costituisce uno dei perni della politica di crescita economica cinese per il 2018 e che si sviluppa anche con proposte di nuove partnership finanziarie tra Paesi dell’area sud-europea (come, ad esempio, la Grecia) considerate determinanti per arrivare al completamento delle tratte mancanti lungo il tragitto est-ovest, potrebbe diventare un’opzione non più tanto remota per i player dell’area.

 

Nuovi competitor. D’altro canto è vero che alcuni Paesi, fino a poco tempo fa emergenti, stanno diventando competitor pericolosi anche sulla piazza del Mediterraneo dove, tecnicamente, i produttori sud-europei giocano in casa. Tra questi il Perù che a novembre 2017 ha già registrato, secondo Adex, l’associazione degli esportatori peruviani, un tetto delle agro-esportazioni superiore ai 5 miliardi di dollari, con una crescita del 7,2% rispetto all’anno precedente.

I driver di crescita sono non solo nuove destinazioni prima impensate (come la Croazia e l’Egitto che registrano un’impennata dell’import di ortofrutta peruviana superiore al 500%) ma anche di colture fino ad oggi poco sviluppate in Perù come la frutta secca e il melograno su cui il Sud-Europa sta costruendo importanti progetti di rilancio delle rispettive filiere.

In particolare, a fine 2017, le spedizioni peruviane di frutta secca hanno toccato la punta di 1,8 miliardi di dollari, +20% rispetto al 2016 mente il melograno è ancora in fase di lancio con un export di 55 milioni di dollari. Complessivamente, tra nuove e vecchie destinazioni, le esportazioni agricole del Perù con valore aggiunto, hanno raggiunto – tra gennaio e novembre 2017 – 141 Paesi. Tra questi, solo gli Stati Uniti, i Paesi Bassi e la Spagna rappresentano una quota del 54,3% del totale.

Mariangela Latella

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