SIVAL PARLERÀ CINESE: LA FIERA FRANCESE PRONTA AD APRIRE A SHANGHAI

Anche la Francia si tuffa nell’avventura cinese con l’annuncio della prossima apertura di una fiera nazionale a Shanghai che porterà in Estremo Oriente il brand Sival.

A rivelarlo al Corriere Ortofrutticolo è Bruno Dupont (nella foto), presidente della fiera che si sta svolgendo in questi giorni ad Angers, che ha in programma di ricevere oggi la delegazione cinese della fiera di Shanghai per definire gli accordi.

“Non possiamo ancora fissare delle date – ci spiega Dupont che è anche presidente di Interfel, l’interprofessione francese dell’ortofrutta – ma dagli incontri già intercorsi sappiamo che i cinesi sono molto interessati alle nostre macchine e, in generale alle tecnologie francesi per l’agricoltura ed è su questo core business che vogliamo puntare per costruire un trade show francese in terra cinese”.

L’arrivo dei francesi renderà un po’ affollata la fiera di Shanghai che ospita già altri due eventi europei del settore dal momento che nel 2017 ha debuttato il trade show in co-branding italo-spagnolo di Macfruit Attraction mentre è atteso per quest’anno l’opening della prima edizione di China Fruit Logistica che porta la firma di Messe Berlin, il principale ente fieristico tedesco.

“Non ci risulta – continua Dupont – che negli eventi già programmati dal gruppo italo-spagnolo o da quello tedesco, la fiera di Shanghai sia parte dell’organizzazione, piuttosto è un partner dell’evento. Noi puntiamo ad una partnership più stretta”.

L’idea della fiera arriva, guarda caso, all’indomani della visita in Cina del presidente francese, Emmanuel Macron, tenutasi proprio con l’obiettivo di creare nuovi e più fluidi canali commerciali tra i due Paesi in diversi settori e tra questi anche quello agricolo.

Dopo 32 edizioni di questa fiera, alcune delle quali già tenute anche extra Ue (sempre a marchio Sival) come, ad esempio, in Egitto, la fiera di Angers punta necessariamente ad aprirsi un canale verso i supermercati dell’est. Tra i punti a sfavore di questa strategia espansionistica del settore agricolo del nord-ovest, per lo meno per quanto concerne il canale del fresco, c’è – fra l’altro – la progressiva dismissione dei terreni coltivati (anche a causa delle alte tasse di successione). A tal proposito sono tantissimi gli annunci di vendita di aziende agricole che si trovano nelle bacheche della fiera e non si tratta di piccoli appezzamenti ma di impianti che arrivano anche fino a 1.500 ettari e che fanno gola – come ci dicono fonti attendibili – anche ad acquirenti cinesi che sono in cerca di terra da coltivare.

L’altro gap è quello logistico dato da un lato dalla riottosità ad una partnership del colosso logistico di Rungis, primo in Francia, dall’altro dallo stop del governo (la decisione è attesa fra due settimane ma le previsioni sono queste) alla creazione di un aeroporto ad Angers, che attualmente deve far riferimento a quelli di Nantes e di Parigi.

Il peso politico della grande regione economica della Valle della Loira, che ha rifiutato il progetto di fusione con la regione della Bretagna, potrebbe avere subito un grande contraccolpo viste le fusioni realizzate nel resto del Paese che hanno di fatto creato macroregioni un po’ dappertutto. Sicché nonostante la Loira sia un territorio con un grandissimo peso economico sul Pil francese, cuore della produzione nazionale di mele e pere, finisce in qualche modo con l’essere una sorta di “anatra zoppa” proprio per la mancanza di una “gamba” logistica se si eccettua il caso dei cantieri di Saint Nazaire in cui sono coinvolti anche gli italiani con Finmeccanica.

Mariangela Latella