QUEGLI SHOPPER ECOLOGICI DA 1 CENTESIMO E I 7 MILIARDI DELL’ALITALIA

Nel Paese manicomio sui giornali e in tv tengono banco discussioni inutili e oziose. Sarei tentato di porre anche gran parte del dibattito pre-elettorale nella categoria, ma poi qualcuno mi darà del qualunquista. Certo che i fuochi d’artificio delle promesse mirabolanti dei partiti politici, di cui tutti sappiamo che sono in gran parte inattuabili e che scadranno, come uno yogurt, il giorno dopo le elezioni, ormai sono venuti a noia.

Si stanno spegnendo anche i fuochi della polemica sugli shopper biodegradabili, i sacchettini trasparenti ecologici per riporre e pesare l’ortofrutta sfusa che il Governo ha messo obbligatoriamente a pagamento a carico dei consumatori senza dare ulteriori alternative (leggi news). Fra qualche settimana – scommettiamo? – nessuno se ne ricorderà più e tutti faranno la spesa come prima. Magari il nuovo Governo modificherà la norma e la Gdo provvederà a far dimenticare la vicenda minimizzando (o azzerando) i costi per i consumatori e magari ‘nascondendo’ i costi sotto altre voci. Qualche catena si farà pubblicità dicendo di avere azzerato il costo dell’eco-shopper… ma non è questo il punto. Il punto è che abbiamo discusso per tre settimane e preso sul serio una polemica sul costo di questi shopper, proposti come una intollerabile tassa occulta, per un costo su base annua attorno ai 10 euro, ripeto 10 euro!. Negli stessi giorni osservavamo le file di quanti si erano messi in coda per comprare l’ultimo Iphone che costa più di mille euro. Negli stessi giorni il Governo autorizzava aumenti esorbitanti di gas, elettricità ed autostrade, cioè di consumi che incidono pesantemente sulla vita delle famiglie italiane. Ma il problema erano gli eco-shopper biodegradabili… oltretutto la norma discende da una direttiva europea che sarà stata mal interpretata dal nostro Governo ma che punta a tutelare l’ambiente e soprattutto il nostro mare ‘avvelenato’ da montagne di sacchetti di plastica. Allora, di cosa stiamo parlando, di una spesa di pochi euro all’anno? La vicenda, davvero dai risvolti tragicomici, rischia di diventare un boomerang per gli stessi consumi di frutta e verdura, dati in lieve recupero.

In Italia siamo specialisti nel perdere tempo ed energie a parlare di niente, delle pagliuzze nei nostri occhi anziché delle travi che ci cadono in testa. Siamo preoccupati del costo dei sacchettini trasparenti dove incartare frutta e verdura al market, un centesimo può fare la differenza sui nostri bilanci familiari? Quando si parla di frutta e verdura ci sono sempre pochi centesimi in ballo. I prodotti-cardine della dieta mediterranea hanno il loro destino appeso a questi valori da miseria. Produciamo tesori della natura, preziosi per il nostro benessere, ma senza valore, non devono costare niente agli occhi della pubblica opinione. Intanto stanno finalmente vendendo l’Alitalia che è costata finora al contribuente italiano qualcosa come 7 miliardi di euro, e forse qualcosa costerà ancora. C’è qualcuno ancora disposto ad indignarsi?

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo