FRUIT LOGISTICA, BABY ROSARIA PROTAGONISTA NELLO STAND DI PANNITTERI. “PUNTIAMO AL NORD EUROPA”

Baby Rosaria sarà la protagonista nello stand dell’Organizzazione di Produttori Rosaria (hall 2.2, stand B08) alla Fruit Logistica di Berlino, la grande fiera europea che apre i battenti nella capitale tedesca il prossimo 7 febbraio. Per l’ultima nata di casa Rosaria – un’arancia rossa di Sicilia IGP piccola ma bella e generalmente più buona e ricca di succo delle arance di calibro maggiore – sarà il battesimo sulla ribalta internazionale.

“L’importanza dei mercati esteri, quelli europei e del Nord Europa in particolare, – afferma il presidente di OP Rosaria Aurelio Pannitteri (nella foto) – sta crescendo per noi e Fruit Logistica ci offrirà ancora una volta l’occasione per ritrovare i clienti esteri e per incontrarne di nuovi. Trovare spazio di crescita in Italia è sempre più difficile e pertanto la crescita all’estero è un passo obbligato. Baby Rosaria è stata presentata alla GDO italiana con successo. Il nostro obiettivo è di ripeterci a Berlino, perché, appunto, lo sbocco europeo è diventato essenziale”.

Pannitteri plaude all’iniziativa dell’apertura a Roma di un Tavolo Nazionale sugli Agrumi, da lui stesso auspicato e suggerito da tempo, ma contemporaneamente denuncia lo squilibrio del mercato interno a favore della merce di importazione anche quando di qualità decisamente inferiore alla produzione nazionale.

“Siamo fortemente penalizzati – denuncia il presidente di Rosaria – dalla politica europea che favorisce le importazioni di arance d’Oltremare, nel contempo promuovendo l’esportazione in quei mercati di macchinari e tecnologie europee. Nello stesso tempo, a livello nazionale, non esiste alcuna protezione nei nostri confronti. Il risultato di una tale situazione è che le nostre arance, avendo costi all’origine decisamente superiori alle arance estere in ragione del carico fiscale e di altri oneri che – senza eguali in Europa – gravano sui nostri produttori, si presentano sul mercato con prezzi più elevati della merce estera rischiando troppo spesso di essere vendute sotto costo o addirittura di rimanere sugli alberi costringendo le aziende a chiudere”.

Quale può essere la soluzione? Pannitteri ne vede una soprattutto: “Occorre porre dei dazi sul prodotto importato che riportino in equilibrio il mercato interno. Se produrre un chilo di arance in Italia ha un determinato costo, il dazio dovrebbe portare il costo per l’esportatore estero allo stesso livello in modo che alla fine, a parità di costi, sia il consumatore a scegliere il prodotto migliore. In caso contrario non c’è partita o si gioca una partita difficile, che mette fuori mercato troppi nostri produttori, in particolare quelli di arance bionde”.

“Pensiamo alla Sicilia, cuore della produzione agrumicola italiana, da noi – conclude Pannitteri – su circa 5 milioni di abitanti 3 vivono di agricoltura. Di questi una buona fetta vive o viveva di agrumi. Ora, misure di salvaguardia della produzione agrumicola nazionale porterebbero a un sicuro recupero dei livelli occupazionali. Ma tutelare l’agrumicoltura nazionale – come tutti noi del mestiere sappiamo –  non significa solo valorizzare l’arancia rossa, che è rimasto il nostro vessillo, ma permettere anche un recupero di competitività all’arancia bionda. Solo in tal caso la campagna produttiva, che per la rossa va dai primi di dicembre al massimo alla metà di maggio, si estenderebbe fino a luglio, con risvolti occupazionali e reddituali finalmente positivi”.