FRANCIA, AL VIA IL PIANO ANTI PESTICIDI

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il piano d’azione francese per la riduzione di pesticidi e altri prodotti fitosanitari nelle coltivazioni di frutta e verdura. L’iniziativa pone la Francia – secondo compratore di prodotti biologici (20% del mercato), dopo la Germania (30%) – un passo avanti rispetto alla normativa europea.

Nel documento, da poco reso pubblico e che sarà completato entro il primo trimestre 2018, sono state recepite le raccomandazioni degli esperti del Consiglio Generale per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile, che ha chiesto di vietare rapidamente l’uso delle sostanze che destano maggiore preoccupazione per la salute e l’ambiente.

Il piano anti pesticidi francese punta tutto sulla ricerca e sul rafforzare – con la pubblicazione del Piano Ecophyto 2+ – il piano già esistente di Ecophyto 2 che prevede una riduzione dei prodotti fitosanitari del 25% entro il 2020 e dl 50% entro il 2025. Obiettivo di questa iniziativa è quello di adottare misure forti e rapide di modo da ottenere l’impegno alla responsabilità da parte delle autorità pubbliche competenti.

Il quadro giuridico europeo vigente (regolamento CLP 1107/2009) permette agli Stati Membri di porre limiti e veti alle sostanze riconosciute cancerogene, mutagene e/o tossiche per la riproduzione, tuttavia non è retroattivo, ossia non ha effetto su quelle ammesse prima della sua entrata in vigore ancorché dannose.

Un punto, questo, che determinerà non pochi ritardi anche perché per eliminarle dalla lista dei prodotti ammessi occorrerà aspettare la scadenza dell’autorizzazione per poterle inserire nella nuova “black list”.

A seguito delle raccomandazioni degli scienziati che si sono opposti ufficialmente al rinnovo di sostanze in scadenza nel 2018 quali Chlorotoluron, dimossistrobina, Flumioxazin, glufosinato, Diflufenican (IT), (sono stati messi al vaglio anche altri pesticidi come Epossiconazolo, profoxydim, Quizalofop-P-tefurile, metam sodio, Metsulfuron metile, sulcotrione) il piano d’azione francese recepisce queste richieste non solo vietandone l’uso sul territorio francese ma anche aprendo alla possibilità di prendere iniziative a livello nazionale. Come ad esempio prevedendo aiuti pubblici per l’acquisto di sostanze non nocive in cambio della riduzione dei pesticidi da parte dei produttori.

Sono attesi anche colpi di coda del mercato a questo cambio di linea drastico. Sono infatti previsti contenziosi da parte delle aziende che invocano già a gran voce la lesione della libera concorrenza.

Per questo la Francia sta spingendo affinché questi cambiamenti facciano da traino per nuovi regolamenti europei e per l’istituzione di un meccanismo comunitario che consenta alle agenzie di valutazione nazionali ed europee di condurre studi indipendenti di valutazione del rischio per le sostanze più controverse.

C’è da chiedersi se questa chiamata alla responsabilità dei Governo francese nei confronti dei produttori abbia come controcanto una loro adeguata remunerazione sul fronte delle liquidazioni al produttore, posto che attualmente il valore aggiunto dato dagli stringenti parametri produttivi viene distribuito soprattutto a valle della filiera, a vantaggio quindi degli operatori della distribuzione.

È dello scorso autunno lo scandalo lanciato dall’associazione francese dei consumatori UFC che ha registrato, per i prodotti bio una forbice eccessiva rispetto a quelli convenzionali, con incrementi di prezzi a vantaggio dei retailer che oscillavano dal 27% (per l’aglio) al 151% in più (per pesche e nettarine).

Non è un caso che il Bio oggi in Francia, si accosta sempre più a modelli di vendita diretta come quello de ‘Le jardine de l’avenir’ a Ste Gemme sur Loire, che raccoglie più di cento produttori bsio della zona che hanno messo insieme le forze per creare un magazzino e un negozio autogestito con buona pace dei prezzi al consumatore che, per fare qualche esempio, vedono gli spinaci a scaffale a 6 euro al chilo, i broccoli 5,20 e gli scalogni 5,45 euro al chilo.

Mariangela Latella