CONTROLLI SUL BIOLOGICO: UNA MAZZATA PER IL SETTORE

Lo scorso 22 febbraio il Consiglio dei Ministri, in una delle ultime sedute prima delle elezioni, ha approvato in via definitiva il decreto legislativo sul sistema dei controlli per la produzione agricola e agroalimentare biologica (leggi news). Il ministero delle Politiche agricole ha parlato di successo per un settore così rafforzato e in grado di offrire maggiori garanzie per i consumatori, ma l’analisi del testo fatta da esperti e da alcune grandi aziende fa ritenere che il decreto possa tradursi in un boomerang per i produttori biologici. Il ministero – secondo queste fonti – avrebbe potuto attendere la pubblicazione del testo base del nuovo regolamento UE sul biologico che modificherà in profondità l’attuale assetto del settore in Europa unitamente alla regolamentazione sui controlli ufficiali, ma invece ha voluto dare, alla vigilia delle elezioni, una affrettata ed emotiva risposta che potrebbe persino minare dalle fondamenta il successo della produzione biologica.

Il decreto si concentra sull’aspetto sanzionatorio con un approccio ritenuto da alcuni ‘inutilmente repressivo’, instaurando un sistema che non esiste in nessun altro Paese dell’Unione. I truffatori che mettono in commercio falso bio – è un’opinione espressa da più parti in questi giorni – non si fermerà certo davanti a multe di qualche migliaio di euro, che invece potrebbero complicare l’attività di piccoli produttori agricoli, la vera base del bio italiano. L’attuale sistema previsto dal regolamento comunitario distingue tra vari tipi d’infrazioni e dosa le azioni che gli organismi di certificazione devono intraprendere. Gli operatori italiani che hanno investito nel biologico saranno tenuti a pagare sanzioni in aggiunta a quelle comminate dagli organismi di controllo. Facciamo alcuni esempi: in caso di meri errori di etichettatura la sanzione va da 600 a 3.000 euro; in caso di sospensione/revoca (anche a seguito di recidive per soppressioni dovute a residui causati da trattamenti fatti da vicini) le sanzioni vanno da 6.000 a 30.000 euro. Si tratta di sanzioni amministrative automaticamente irrogate a seguito dei provvedimenti emessi dagli organismi di controllo. Lo stesso decreto prevede inoltre sanzioni amministrative per gli organismi di certificazione che finiranno per ricadere sugli operatori aumentandone i costi di produzione e riducendone la capacità competitiva.

Il sistema di controllo prevede una serie di provvedimenti che complicano non poco la normativa. Ripetere ogni 5 anni il processo autorizzativo – come la grande parte dei vertici di settore ha riconosciuto – sarà costoso e prenderà tempo ed energie, così come aprire sedi in ogni Regione dove si certificano oltre 100 aziende. Prevedere poi un sistema di rintracciabilità informatica di tutte le transazioni commerciali svolte da tutti gli operatori ancorché per le sole filiere a rischio, alla stregua di un grande fratello, rischia di bloccare il flusso commerciale delle merci senza poi avere verifiche su come stiano effettivamente funzionando le banche dati e i sistemi informatici ministeriali.

Operatori e organismi di controllo avevano chiesto un coinvolgimento nella messa a punto del provvedimento ma, nella stragrande maggioranza, non sono stati presi in considerazione. Così oggi prendono piede delusione, incertezza e preoccupazione in un settore che sta andando al massimo e che chiedeva alle autorità nazionali qualcosa di diverso. (a.f.)

(fonte: GreenPlanet)