SPAGNA, GRUVENTA: “EUROPA SATURA, IL NOSTRO EXPORT GUARDA VERSO MEDIO ORIENTE E ASIA”

Spostare il baricentro dell’export ortofrutticolo spagnolo dall’Europa verso i mercati dell’Est, puntando su Medio Oriente e Asia. È questa la ricetta per il futuro del comparto secondo Fermín Sánchez Navarro (nella foto), direttore generale di Gruventa, azienda leader a livello globale con 35 mila tons di prodotti commercializzati ogni anno in oltre 40 Paesi nel mondo e una prospettiva di crescita del 10% per il 2018, grazie all’apertura di nuovi mercati e al focus sul biologico.

Sánchez Navarro, in un editoriale dei giorni scorsi pubblicato dalla testata Agroinformación, sostiene orgoglioso la dimensione internazionale della produzione ortofrutticola iberica come “uno dei maggiori punti di forza del settore”, riconoscendo tuttavia l’attuale congestione di molti mercati vicini che rende sempre più necessario puntare su altre destinazioni.

“È un dato di fatto – scrive Sánchez – che i mercati europei sono saturi di prodotti ortofrutticoli provenienti da Sudafrica, Egitto, Turchia, Sud America, Marocco e così via. Pertanto, dobbiamo esplorare nuove opportunità in mercati meno affollati, come Asia e Emirati Arabi, dove si possono spuntare prezzi più allettanti, nonostante le difficoltà logistiche”.

Quest’ultimo aspetto sembra essere il solo ‘tallone d’Achille’ individuato dal manager spagnolo: “Viviamo in uno scenario globalizzato con forti interessi commerciali su più fronti; dobbiamo ridurre i costi logistici per essere davvero competitivi in termini di prezzo, dal momento che in fatto di qualità siamo già i migliori al mondo”.

“Il segreto del successo per la commercializzazione della nostra ortofrutta – conclude Sánchez – è un posizionamento di elevata competitività sui diversi mercati. Per farlo dobbiamo rimanere uniti ed essere in grado di organizzarci meglio. Ciò ci consentirebbe di ottenere maggiore redditività e affrontare la competizione dei nostri competitor, evitando così di cedere il passo ad altri e perdere la nostra egemonia commerciale”.

Chiara Brandi