LA CINA SI COMPERA L’AFRICA NEL DISINTERESSE DELL’EUROPA

Negli ultimi due anni, per presentare Macfrut, ho effettuato diverse missioni in East Africa. In particolare ho visitato Sudan, Kenya, Etiopia, Tanzania, Uganda, Kenya e Zambia. Un aspetto che colpisce subito quando si visita uno di questi Paesi è la forte presenza della comunità cinese. Tanti cinesi negli hotel e nei luoghi del business, tante insegne in cinese nei cantieri delle nuove costruzioni, tante aziende cinesi nelle zone industriali, stanno ad indicare che la presenza non solo è molto forte ma molto radicata nel mondo degli affari. Costruzioni, industria manifatturiera, commercio, agricoltura, allevamento: niente sfugge allo strapotere economico della comunità del Dragone.
Nelle strade circolano sempre più auto e moto cinesi, il trasporto delle derrate avviene sempre di più con contenitori di imprese cinesi di logistica, operatori cinesi sono titolari di concessioni per centinaia di migliaia di ettari di terra, soprattutto le grandi opere infrastrutturali sono appannaggio delle grandi imprese cinesi.
Solo per citare alcune grandi opere realizzate da imprese cinesi che ho visto direttamente, posso indicare: la diga di Merawe sul fiume Nilo nel Nord del Sudan, che ha richiesto un investimento di 1,5 miliardi di dollari e ha creato un bacino idrico di 90 km di lunghezza in grado di irrigare oltre 2 milioni di ettari; la bellissima autostrada che in Etiopia collega Addis Abeba ad Awash; il nuovo aeroporto di Lusaka nello Zambia.
Come è avvenuta e come sta avvenendo questa invasione? Su cosa si basa?
Il punto di partenza sono le infrastrutture. Tutti i Paesi africani hanno un disperato bisogno di infrastrutture per sostenere il loro sviluppo. E una grande difficoltà a reperire i canali di finanziamento essendo questi Paesi generalmente molto indebitati. Per cui credito difficile e comunque molto caro.
Sono direttamente le grandi imprese cinesi che si propongono alle Istituzioni di questi Paesi per offrire la loro disponibilità a costruire una grande opera. Presentano il progetto ma poi come finanziarla? Ecco allora che si presenta la Banca Cinese che offre il credito. Poiché le grandi banche cinesi sono controllate o partecipate dallo Stato o da fondi sovrani si comincia una trattativa in cui in cambio di una riduzione del debito e di garanzie, si contrattano riduzione dei dazi doganali per le auto e moto cinesi, concessioni per 99 anni di centinaia di migliaia di ettari di terra, ecc. Tutto a rigorosa trattativa privata, senza bandi internazionali.
Cosa c’è di strano? In fondo i cinesi sono dei pragmatici e questo corrisponde ai loro interessi. Acquisiscono commesse, finanziano le loro esportazioni, si creano una base per produrre commodity agricole che possono facilmente esportare in Cina e che rappresentano una riserva strategica per una popolazione in forte crescita.
Fortunatamente al momento l’ortofrutta non rientra nei loro piani di sviluppo e si limitano a soia, mais e allevamento.
In fondo non c’è nulla di strano se non che la Cina, grazie alla propria forza economica, sta svolgendo un ruolo primario in Africa mentre l’Europa sta a guardare e pare poco interessata a questi processi. L’Africa è un’area strategica per tanti motivi ma soprattutto perché detiene gran parte delle riserve minerali mondiali. Inoltre la forte pressione demografica, unita ad un ridotto sviluppo, finisce per creare le condizioni per una emigrazione economica di massa. L’Europa si deve rendere conto che in questo processo deve svolgere un ruolo da protagonista. Aiutare l’Africa significa anche aiutare le imprese europee a crescere e a evitare che si creino delle sacche di miseria e di disperazione croniche che sono alla base dell’esodo di decine di migliaia di persone che si spostano per cercare migliori condizioni di vita. Forse dovremmo imparare dai cinesi e svolgere un ruolo più attivo in questo processo e non solo subirne le conseguenze.

Renzo Piraccini

Presidente di Macfrut e di Cesena Fiera