MALTEMPO, SETTORE IN GINOCCHIO NEL SUD ITALIA. DANNI INGENTI NELLA PIANA DEL SELE

Burian mette in ginocchio l’ortofrutticoltura del Sud Italia con perdite di orticole che superano il 20% dei volumi e che, nel caso delle colture arboree, hanno riguardato fino all’80% della produzione. La gelata è arrivata alla vigilia della campagna assicurativa antigrandine che, di conseguenza, non ha fatto a tempo a coprire questo rischio di modo che tutti i danni rimarranno a carico dei produttori.

Maggiormente colpite le varietà precoci di pesche, nettarine e albicocche (fino al 90% della produzione) ma danni importanti si registrano anche nella campagna fragole (15-20%) e, per quanto riguarda le orticole, anche scarole, radicchi e finocchi (20%). In tutti questi casi gli incrementi dei prezzi previsti partono dal 25% in su.

“Nella Piana del Sele – spiega Carmine Libretto, direttore di Confagricoltura Salerno – il danno registrato, in base alle stime dei nostri associati, si assesta tra il 70 ed il 90 per cento sulle varietà arboree extra-precoci, mitigato da un 60-70 per cento sulle varietà a stagionalità classica”.

Le superfici agricole interessate riguardano circa il 7-8% dell’intera Piana del Sele dove vengono prodotte pesche, nettarine, kiwi, albicocche e susine. Si tratta di circa 600-800 ettari complessivi che, normalmente producono circa 120-150mila quintali per un valore lordo di produzione di 9-12 milioni di euro.

Colpite anche le colture protette perché sono ancora pochi gli impianti dotati di sistemi anti-brina in grado di scongiurare i danni da gelo.

“I produttori non riescono ad affrontare gli investimenti necessari per rinnovare gli impianti – chiarisce Antonio Costantino (nella foto), neo-eletto presidente di Confagricoltura Salerno ma anche presidente del Consorzio Ortofrutticoltori Jonici -. In generale tutte le regioni del Sud-Italia hanno denunciato danni significativi. Oltre alla Piana del Sele, ho ricevuto segnalazioni dal Casertano, dalla Basilicata, da Cerignola in Puglia e dalla Calabria a causa delle temperature che, persino in riva al mare, sono arrivate a -4°”.

Seri problemi per il kiwi si registrano, invece, a Latina dove le basse temperature, scese fino a -7°, hanno spaccato le piante rendendole più vulnerabili al rischio batteriosi.

“Il problema – continua Costantino – è che la gelata è arrivata alla vigilia della campagna assicurativa per cui nessun produttore sarà risarcito del danno. Sarebbe opportuno anticipare la data della campagna assicurativa a novembre, quando iniziano gli eventi calamitosi e, al tempo stesso, sostenere i produttori nella spesa per dotare gli impianti di sistemi anti-gelo”.

Ripercussioni si avranno anche nel comparto della IV gamma di cui la Piana del Sele è diventata il principale centro produttivo italiano.

“I prodotti più colpiti – ci spiega Rosario Rago dell’omonimo gruppo produttivo – sono le scarole liscia e riccia, i radicchi e, soprattutto, i finocchi. In questi casi abbiamo dovuto tagliare gli ordini del 20% anche perché ci attendiamo ritardi produttivi di circa 20 giorni. Si tratta una perdita di circa 500 tonnellate di prodotto di cui metà è destinata all’export. Ma mentre per la vendita in Italia, il calo di produttività causa una perdita aal produttore per via dei prezzi bloccati dai contratti con la Gdo, per l’export l’incremento dei prezzi del 25% atteso, scaricherà sul consumatore finale il rischio”.

Per definire le quotazioni di mercato dei prodotto interessati, si attende ancora di capire l’andamento della campagna dei principali competitor esteri quali Spagna e Marocco, entrambi interessati da ondate di maltempo.

“Stanti i danni registrati anche a Murcia, Huelva e in Marocco – conclude Carmela Suriano, general manager di Planitalia – ci attendiamo un calo di volumi generalizzato con un incremento dei prezzi nella fase precoce della campagna, compreso tra il 20 e il 30% che però non risparmierà i nostri produttori da una perdita di reddito importante. Le quotazioni dovrebbero rientrare nella normalità nella fase centrale della campagna dal momento che i danni alle produzioni medie e tardive sono stati più contenuti e hanno riguardato, fino ad ora, circa il 20% della produzione”.

Mariangela Latella