LA POLITICA LATITA. È IL MOMENTO DI PROPOSTE NUOVE PER TOGLIERSI DI DOSSO UN’IMMAGINE “SFIGATA”

Una bella ricerca di Cuoa Business School e Ubi Banca ha messo in rilievo quanto il business del vino traini nel Nord Est l’intera economia delle Regioni interessate (Vento, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia).

Non è poi un mistero che i grandi territori del vino (o terroir alla francese) siano diventati attrattivi per un turismo colto, intelligente e “sostenibile” che va nelle Langhe, in Valpolicella, nel Chianti, a Montalcino, nel Trevigiano per bere bene ma anche “vivere” bene una vacanza “slow”: panorami, cantine, hotel di charme, ristoranti che esaltano i prodotti tipici, ecc. Si chiama enoturismo, adesso c’è pure una legge che consentirà alle cantine di fare più business con l’ospitalità, vendita diretta, ecc.

Perché diciamo queste cose? Perché siamo alla vigilia del Vinitaly, la più grande kermesse del vino italiano (e mondiale) e viene naturale pensare alle analogie con l’ortofrutta, a partire dai primati che i due comparti condividono nell’export agroalimentare: primo e secondo posto, record storici, per vino (6 miliardi) e ortofrutta fresca (5 miliardi). Mentre il vino è un settore “economicamente” evoluto nei confronti della pubblica opinione, cioè fa anche cultura, tendenza, lifestyle, parla di uva ma manda segnali di altro tipo, sottili, raffinati (vita in campagna, benessere, voglia di natura, naturalità, ecc), l’immagine dell’ortofrutta è ancora in larga parte legata a stili di consumo di massa, a prodotti-commodity, che devono costare poco, che non richiamano altro se non i riti della spesa quotidiana, i banchi dei mercati rionali, i reparti dei market spesso poco attrattivi (per non dire peggio). Una immagine complessivamente “sfigata”, per dirla con la brutale franchezza del numero uno di Conad, Francesco Pugliese.

Come se ne esce? Come scrollarsi di dosso questa cappa di mediocrità, di grigiore? Il settore è ricco di valori imprenditoriali, sociali, economici, ambientali ma deve fare i conti con una serie di problemi strutturali irrisolti, che sono stati posti finalmente sul Tavolo nazionale alla fine del 2017 e che lì giacciono in attesa che il Ministero si rianimi. Il settore ha bisogno di idee nuove, di progetti che facciano anche cultura e immagine, non solo business. Questa latitanza del Governo può essere un’occasione propizia per dare segnali innovativi. Possibile che a nessuno sia ancora venuto in mente di fare una ricerca sulle ricadute/interazioni tra ortofrutta ed economia delle regioni del Sud o sullo sviluppo dei distretti produttivi/tecnologici dell’ortofrutta? Dalla politica non bisogna aspettarsi niente: personaggi mediocri che navigano a vista, schiavi dei luoghi comuni e banalità ripetute all’infinito… proprio perché adesso la politica latita è il momento di rompere gli schemi, di dire qualcosa di nuovo. Alla politica bisogna dare idee, proposte, progetti. La prossima assemblea di Fruitimprese (19-20 aprile, Roma) potrebbe essere l’occasione giusta.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it