MIRTILLI PRECOCI, HUELVA DIVENTA LA PRIMA AREA DI PRODUZIONE IN EUROPA

Con i suoi 3mila ettari di coltivazioni, la regione spagnola di Huelva conquista nel 2018 il ruolo di primo produttore europeo di mirtilli precoci e, per le altre varietà, il terzo dopo Germania e Polonia. Forte di questo primato, nel corso della IV edizione della Giornata della coltivazione del mirtillo, organizzata dal collegio degli ingegneri agronomi della provincia nel mese di marzo, il comparto ha iniziato a studiare una nuova strategia di mercato basata, fra l’altro, sulla possibilità di dare vita ad una certificazione di origine (mirtilli di Huelva), sul miglioramento varietale e sulla necessità di una raccolta meccanizzata per ridurre i costi di produzione e ovviare alla carenza di manodopera.

Il vento della certificazione di origine ha iniziato a soffiare dopo l’intervento di Rocío Rodriguez Arcos, ricercatrice responsabile del dipartimento di Fitochimica degli alimenti dell’Istituto de la Grasa (Csic). La studiosa ha infatti evidenziato come “i mirtilli di Huelva, per le loro caratteristiche, stiano sempre più diventando un sigillo di identità per il territorio. Grazie alle condizioni pedo-climatiche in cui sono coltivati garantiscono un rendimento maggiore rispetto alle altre zone di produzione e hanno anche un maggior contenuto di fenoli, Vitamina C oltre che proprietà antiossidanti sopra la media”.

La regione sta puntando molto su questo prodotto la cui domanda per l’export a corto raggio è in fortissima crescita, Non a caso il 96% delle esportazioni è destinato al mercato comunitario mentre il restante 4% verso i Paesi Terzi, viene quasi interamente distribuito in Svizzera.

Tra i limiti legati alla produzione di questo super prodotto c’è la necessità di sviluppare varietà resistenti alle fitopatologie e di meccanizzare la raccolta.

Allo studio nuovi porta innesti che permettono di coltivare in un tronco unico e agevolare la raccolta meccanizzata oltre a rendere i frutti più resistenti agli attacchi di insetti, funghi e malattie.

Ma il passo verso la meccanizzazione della raccolta è ancora molto lungo ancorché necessario data l’elevata incidenza sui costi e data anche la difficoltà di reperire manodopera.

Attualmente le macchine per la raccolta dei mirtilli sono utilizzate solo in Nord America e solo per il prodotto destinato ad uso industriale. Tra i limiti che hanno c’è quello, non indifferente, di una perdita di prodotto (che cade durante la manipolazione meccanica) pari al 25% del totale.

Importante anche il substrato di coltivazione. Legro insieme al Blueberry Innovation Center Holand (Bich) ne ha sviluppato uno a grana grossa, chiamato ‘Sustraberry’, con agenti biologici attivi che rendono la pianta più resistente. Composto da cocco, perlite e torba bionda, ha un Ph corretto che permette di estendere la vita produttiva del fusto fino a 6 o otto anni con produzioni ottimali il secondo, quarto, sesto e ottavo anno.

Mariangela Latella