EXPORT, VENETO PRIMA REGIONE ITALIANA: STRATEGICA LA VALORIZZAZIONE DEL PRODOTTO

Il Veneto dà lezione nel settore dell’ortofrutta grazie alla sperimentazione, alla distintività dei prodotti e alla valorizzazione del territorio. Ad affrontare il tema strategico della ricerca per gli agricoltori della regione veneta, prima esportatrice d’Italia con 800 milioni di euro di fatturato, è stato il convegno “L’ortofrutta veneta da commody a speciality”, organizzato da Aop Veneto Ortofrutta e Coldiretti Veneto. Svoltosi nella seconda giornata di Macfrut, fiera internazionale dell’ortofrutta, i diversi relatori sono stati coordinati da Pietro Piccioni di Coldiretti Veneto.

“Siamo la prima regione in Italia per l’export, la più variegata per altimetria e paesaggi, si va dalla pianura all’alta montagna, passando per fiumi e colline – ha aperto il convegno Martino Cerantola, presidente Coldiretti Veneto – Vogliamo essere la prima regione anche per propositività e innovazione. Per questo lo scorso anno proprio qui al Macfrut abbiamo creato un tavolo di lavoro per approfondire la ricerca e avviare una programmazione strutturata capace di dare soddisfazione al produttore e rilanciare i consumi”.

“Per fare programmazione bisogna avere una mappatura del territorio e del settore ortofrutticolo”, ha spiegato Veronica Bertoldo, responsabile del settore ortofrutta della Regione iniziando a snocciolare dati. “Il terreno coltivato in Veneto è di 46 mila ettari, il 48% è frutticolo – ha detto – Il valore dell’ortofrutta a livello nazionale è pari all’8%. Un agricoltore su tre è aggregato in Op”. La dottoressa Bertoldo è poi entrata nel dettaglio dei vari prodotti agricoli. “Le mele fanno un fatturato di 105 milioni annui, le fragole 62 milioni, le pere 60 milioni, il kiwi 35 milioni, i meloni 25 milioni, le pesche nettarine 22 milioni, le ciliegie 16 milioni e mezzo, i frutti di bosco 40 milioni di euro con 200 ettari di terreno coltivato, la frutta da guscio 17 milioni di euro, il cocomero 3 milioni e mezzo, susine 3 milioni mentre le albicocche superano di poco i 2 milioni e 600 mila euro. Per quanto riguarda gli ortaggi – ha proseguito Bertoldo – le insalate 158 milioni di euro, i funghi, di cui abbiamo il primato in Italia, siamo a un fatturato di 61 milioni di euro annui, i radicchi 41 milioni, aglio, cipolle e porri 34 milioni, i pomodori 29 milioni, zucchine e zucca 29 milioni, asparagi 15 milioni, melanzane, fagiolini e peperoni 11 milioni, cavolfiori e cavoli 8 milioni e spinaci 4 milioni. Il biologico e la produzione integrata comprendono il 9,6% della superficie coltivata”.

Su un altro aspetto dell’ortofrutta legato alla soddisfazione dei clienti e quindi ai consumi ha centrato l’attenzione Roberto Della Casa, dell’Università Bologna e Agroter, che ha presentato un’indagine regionale dal titolo “Il valore al centro” effettuata su un campione di 3 mila intervistati ai quali sono state sottoposte 80 domande con 240 mila risposte. Secondo Della Casa, infatti, i consumi di frutta sono in calo (-2,6% frutta fresca, -0,3% frutta a guscio nel primo trimestre del 2018) anche perché non c’è una continuità nella bontà dei prodotti. Sul medio/lungo periodo il consumatore si disaffeziona e il risultato è il calo negli acquisti di frutta. Un esempio? Alla domanda quante volte avete trovato fragole avariate in una confezione, il 33% degli intervistati ha detto più di una volta – ha spiegato Della Casa – mentre il 9% sempre. Dalla nostra indagine è emerso anche che il 5% dei consumatori è disposto a spendere il 20% in più a fronte della garanzia di trovare un prodotto di buona qualità. Il lavoro, quindi, va fatto sulla qualità e sulla continuità”.

“Fondamentale per il Veneto, come per l’agricoltura italiana in generale, è raccontare la storia di un prodotto, personalizzarlo – ha spiegato Germano Fabiani, Coop Italia – Noi vediamo che i consumi del prodotto sfuso stanno lentamente diminuendo per dar spazio ai prodotti ortofrutticoli riconoscibili o con marchi legati al distributore”.

“Inevitabile, quindi, passare da commodity a speciality – le ha fatto eco Cesare Bellò AOP Veneto Ortofrutta – ovvero da un prodotto anonimo a un prodotto distinto, ben caratterizzato. Noi abbiamo lavorato molto su questa linea negli ultimi anni ed è la direzione giusta da seguire. Abbiamo visto col radicchio tardivo, con il variegato di Treviso, ma anche con prodotti meno conosciuti abbiamo ricevuto subito risposte positive dal mercato, come gli asparagi di Budoere, il “Figomoro” di Caneva, un fico buonissimo, la patata del Quartier del Piave (e in questo i nostri colleghi emiliani hanno molto da insegnarci con la Selenella), la ciliegia di Marostica e ancora il Marone di Monfenera. E’ importante raccontare la storia di un buon prodotto che viene coltivato in un territorio di valore, sostenibile. Ecco che produzione, ambiente e comunicazione sono indissolubilmente legati”.