“PAC PIÙ POVERA. CHE FINE FARÀ L’OCM ORTOFRUTTA?”

È un momento difficile per l’agricoltura italiana. Da qualche giorno sono in circolazione le prime bozze dei regolamenti della nuova PAC per il periodo 2021-2027 e il Presidente della Commissione Juncker ha presentato il 2 maggio al Parlamento Europeo le linee del bilancio per il prossimo settennio, impegni ambedue che dovrebbero essere approvati entro la fine della legislatura prevista nel 2019. Difficile, perché al tavolo delle trattative manca un rappresentante autorevole del governo italiano, mentre le bozze della nuova PAC aumentano le responsabilità degli Stati membri e le linee di bilancio, dopo l’eliminazione del contributo del Regno Unito e lo spostamento di risorse verso altri obiettivi, prevedono una riduzione dei fondi destinati all’agricoltura e alle politiche di coesione. Sia l’una che l’altra voce sono molto importanti per il nostro Paese, basti pensare che i contributi comunitari raggiungono circa il 30% del valore aggiunto della nostra agricoltura e i fondi di coesione sono essenziali per gli interventi di sviluppo nelle nostre regioni meridionali.

Sulla riduzione dei fondi, malgrado tutti i Paesi, salvo la Germania, abbiano sollevato vivaci proteste, tanto più che il totale di bilancio aumenterebbe, da 1% a 1,11% del PIL, con ovvie ricadute, sia pure modeste, sul carico fiscale, non si sa come andrà a finire, perché i capitoli di spesa che dovrebbero drenare risorse (emigrazione, ricerca, formazione, ambiente) sono obiettivi difficilmente contestabili.

Le prime bozze dei tre regolamenti comunitari sulla nuova PAC meritano, invece, da subito una riflessione, in particolare per il settore ortofrutticolo da molti anni abituato a fare riferimento alla propria OCM, anche se nell’ultima tornata è confluita nella cosiddetta OCM unica.

La bozza del regolamento principale prevede l’istituzione di “Piani di Sostegno Nazionali”, finanziati assieme dal FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia) e dal FEASR (Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) abrogando contemporaneamente il Reg. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale e il Reg. 1307/2013 recante norme sui pagamenti diretti. Ma non basta, perché il nuovo regolamento assorbe in piani specifici il regime di aiuti relativo ai settori ortofrutticolo, vitivinicolo, dell’olio d’oliva e delle olive da tavola, dei prodotti dell’apicoltura, del luppolo e di altri settori, con particolare attenzione alla programmazione e concentrazione dell’offerta, abrogando le relative parti del Reg. 1308/2013, meglio conosciuto come OCM Unica. In pratica, i due famosi Pilastri, quello dei pagamenti diretti di competenza della Commissione, perché gli Stati Membri fungono solo da ufficiali pagatori, e quello dello sviluppo rurale, attuato nel nostro Paese in cofinanziamento con la Commissione attraverso i Piani di Sviluppo Rurale (PSR), a cui si aggiunge il regime di aiuti a settori produttivi prima nell’OCM Unica, diventano assieme il quadro di riferimento e di risorse dei “Piani di Sostegno Nazionali”, della cui stesura ed attuazione saranno responsabili gli Stati nazionali.

Finora il quadro di riferimento degli interventi nel settore ortofrutticolo era l’insieme dei provvedimenti, costituenti l’OCM ortofrutta contenuti nel Reg. 1308/2013 e il relativo regolamento di esecuzione n 892/2017, a cui si aggiungevano quelli ammissibili, previa una netta demarcazione dai primi, degli interventi previsti dai singoli PSR, il tutto nel quadro della “Strategia nazionale”, documento di programmazione del settore approvato dal MIPAAF.

La messa a punto di “Piani di Sostegno Nazionale” da parte dei singoli Stati membri che ne saranno gli attuatori, di cui faranno parte anche piani specifici relativi a filiere di settori produttivi, come gli ortofrutticoli, può cambiare, a mio avviso, completamente il quadro di riferimento. Finora, il MIPAAF si è impegnato molte volte a redigere e concordare con i rappresentanti delle singole filiere dei piani di settore. Sappiamo tutti come è andata a finire e come andrebbe a finire anche il lavoro che sta facendo l’attuale “Tavolo ortofrutta” attivato in extremis, prima delle elezioni, dal Ministro Martina. Solitamente sono documenti pieni di buona volontà, ma inefficaci perché le azioni da attuare per realizzare le politiche contenute in quei piani sono quasi tutte in mano alle Regioni, né sono dotati di fondi propri, o solo in misura molto limitata, né hanno l’autorevolezza per dirigere l’azione regionale.

Diverso sarebbe il quadro di riferimento, se piani specifici dei settori citati, tra cui quello relativo al settore ortofrutticolo, facessero parte di un “Piano di Sostegno Nazionale”, della cui attuazione è responsabile lo Stato membro, anche per le risorse di parte nazionale che potrebbero essere assegnate. È da prevedere, infatti, come già è emerso nell’intervento di Juncker al Parlamento Europeo, che gli Stati membri saranno chiamati a supplire con loro risorse alle eventuali carenze di bilancio della UE per le aree di intervento che saranno penalizzate, appunto agricoltura e coesione. Complessivamente, ad una prima lettura, non pare che la bozza del nuovo regolamento cambi significativamente il campo di azione delle OP e dei Programmi Operativi, salvo una maggiore enfasi sugli obiettivi ambientali, ma la messa a punto di piani specifici di settore nell’ambito della programmazione nazionale impone certamente una condivisione delle scelte programmatiche, delle azioni e delle risorse da destinare con i rappresentanti delle filiere interessate.

Già da più parti sono state sollevati dubbi sulla fattibilità di “Piani di Sostegno Nazionale” da parte di Stati membri abituati, anche per precise disposizioni legislative, a dare attuazione agli interventi di sviluppo rurale a livello regionale attraverso i PSR. Per la verità, nella bozza di regolamento, sia pure in una correzione tra parentesi, pare che la Commissione si faccia carico di questo problema, ma non è per niente chiara la soluzione.

Corrado Giacomini