LIMONI, COSTIERAGRUMI PUNTA A DECUPLICARE LA PRODUZIONE

È una vera e propria impresa epica quella che l’Op Costieragrumi ha realizzato sul limone tipico della costiera amalfitana. In poco meno di due anni dal riconoscimento, sono già arrivate a 156 le adesioni dei piccoli produttori del territorio mentre complessivamente sono 250 le aziende agrumicole che conferiscono ogni anno circa 1,1 milioni di chili di limoni. Tutti rigorosamente coltivati con le tecniche produttive tradizionali con l’uso dei tipici pergolati di sostegno alle piante e la totale assenza di trattamenti post raccolta.

L’impresa adesso si evolve con l’apertura dei cantieri di un impianto da seimila metri quadrati, per un investimento di 6 milioni di euro, che sarà inaugurato tra un anno e che, di fatto, decuplicherà il potenziale produttivo dell’attuale stabilimento.

“Grazie a quest’impresa – ci spiega Carlo De Riso (nella foto), presidente dell’Op nonché Protagonista 2017 del Corriere Ortofrutticolo –, considerata da tutti impossibile, siamo riusciti a ridare vita ad una coltura tradizionale che ormai era in forte declino e, ad oggi, abbiamo già recuperato il 30% dei limoneti abbandonati. Questa è una vera e propria frutticoltura eroica”.

Qual è la principale difficoltà che avete incontrato?

“Mettere insieme tanti piccoli produttori con una media poderale di mezzo ettaro e, allo stesso tempo, garantire il mantenimento della coltura in forma tradizionale perché quello che ci interessa principalmente è produrre qualità”.

Cosa offrite ai soci?

“Servizi di vario genere come, ad esempio, l’assistenza fiscale e agronomica. In certi casi li sosteniamo anche finanziariamente facendoci carico di alcune spese come, ad esempio, quelle per la certificazione Global Gap, che un piccolo produttore non può permettersi. Inoltre grazie all’Op, le aziende agricole hanno accesso ai piani operativi che ci hanno permesso di fare alcuni interventi già dall’anno scorso. Senza contare l’accesso ai principali canali Gdo con un incremento del margine al produttore, che fa massa critica, di circa il 30% in più”.

Quali sono quelli più urgenti?

“Rinnovare i pali di sostegno, i tradizionali pergolati in castagno che, nella maggior parte dei casi, sono ormai obsoleti. Stiamo, inoltre, attrezzano i campi con reti, innovando gli impianti di irrigazione e realizzando nuovi impianti”.

Per avere un ordine di misura, quanto serve per sostituire i pergolati?

“Circa 800mila euro solo per i 110 ettari degli attuali soci ma lei consideri che ce ne sono altrettanti che attualmente conferiscono all’Op e che stanno valutando di aderire”.

Come sta andando questa campagna?

“Fino ad ora stiamo registrando una forte richiesta che riusciamo a soddisfare. Tuttavia se dovessero arrivare alte temperature, i volumi potrebbero contrarsi”

Parliamo del nuovo impianto, in che modo vi permetterà di implementare la vostra attività”.

“Se considera che adesso trattiamo qualcosa come un milione di chili in uno stabilimento di 600 mq, praticamente senza fare giacenza di magazzino, con confezionamento manuale e consegne in 48 ore. Il nuovo stabilimento, di fatto, ci darà la possibilità di decuplicare il potenziale produttivo oltre che diversificare l’offerta”.

In che modo?

“Manterremo il confezionamento manuale per via della delicatezza del prodotto ma siamo riusciti a trovare una sbucciatrice adatta al nostro limone. Per averla abbiamo semplicemente rallentato una macchina industriale. In questo modo pensiamo di recuperare il 20% degli scarti di produzione annua, dati fra l’altro dai reclami della Gdo sui prodotti imperfetti, e destinarli ad esempio alla trasformazione in succo per i canali Horeca e pasticcerie oltre che, nel caso delle bucce, all’industria dolciaria e alla produzione di liquori. Con il nuovo impianto stiamo puntando anche all’aspetto formativo”.

Di che si tratta?

“Stiamo allestendo delle stanze di ospitalità che dedicheremo ad una scuola di degustazione e ad una di cucina per ricette a base di limone dedicata a chef e pasticceri. Ci sarà anche uno showroom”.

Mariangela Latella