CENTINAIO, IL MINISTRO DELL’AGRI-TURISMO PROMETTE: “ORTOFRUTTA COME IL VINO, UGUALE ATTENZIONE”

Il collega e amico Carlo Ottaviano ha intervistato sul Messaggero il neoministro delle Politiche agricole, Gianmarco Centinaio. Vale la pena leggere tra le righe il testo del ministro leghista alla caccia di novità. Intanto le notizie. Centinaio sa poco o niente di agricoltura e molto di turismo, venendo da quel settore. Ecco quindi confermata l’abbinata Turismo-Agricoltura. Funzionerà? Sulla carta sì, se per agricoltura si intende solo food&wine. Ma l’agricoltura è il settore economico primario, ha un hardware tecnico strutturale che non si identifica solo con le eccellenze e le bellezze storico-artistiche-ambientali del Belpaese. Poi l’agricoltura nazionale deve fare i conti da un lato con Bruxelles e l’Europa, e dall’altro con le Regioni, che detengono quasi tutte le competenze in materia non solo agricola ma anche turistica. Quindi Centinaio si muove su un sentiero stretto, molto stretto. Tutti dicono che serve una politica agraria nazionale. Vero, verissimo. Però bisogna avere personalità e capacità di mediazione. Vediamo di cosa sarà capace Centinaio. Comunque prima notizia: sarà il ministro dell’Agricoltura e del Turismo. Avanti. Alla domanda di Ottaviano che ha ricordato al ministro le critiche del Corriere Ortofrutticolo sulla scarsa attenzione finora riservata all’ortofrutta – seconda voce del nostro export agroalimentare – a scapito del vino, il neoministro risponde che guarderà con “eguale attenzione ai vari comparti, al vino – che è di moda – ma anche all’ortofrutta e alla pesca”. Grazie signor ministro, ci viene da dire, anche qui la attendiamo alla prova. Però almeno abbiamo messo una pulce nell’orecchio. Anche con le organizzazioni professionali il ministro dice di “volere un rapporto di collaborazione alla pari” con tutti, quindi senza privilegiare nessuno. Anche qui attendiamo i fatti.

Per il resto, l’intervista non dice granché di nuovo. Buoni propositi e nulla più. Sui tagli alla Pac “sarà una partita lunga e difficile… l’obiettivo è salvare il salvabile… dobbiamo fare squadra con Francia e Spagna a difesa delle produzioni mediterranee”.

Export: “i 41 miliardi non ci soddisfano”. Semplificazione burocratica? “La nostra priorità”. Trattati internazionali? “Dobbiamo difendere le nostre produzioni, sapendo che il mondo cerca e chiede cibo italiano e quindi dobbiamo continuare a lavorare per stipulare accordi mirati”. Caporalato? “La legge non è sufficiente, la cronaca di questi giorni dimostra che il problema non è risolto”.

Questo il succo delle prime dichiarazioni di Centinaio ministro dell’Agri-Turismo. Siamo, come potete vedere, nella zona neutra e vaga del buonsenso. Vale per lui come per il resto del governo giallo-verde la formula: facciamoli lavorare, li giudicheremo dai fatti. Se questo è il governo del cambiamento, come ripetono alla noia, allora in agricoltura bisogna davvero cambiare. Basta con le chiacchiere sulle eccellenze, sui primati “che tutto il mondo ci invidia”. La realtà, che tutti gli addetti ai lavori conoscono, è un’altra. “Ci vuole una politica agraria nazionale che stimoli la crescita del settore, che sfrutti la grande reputazione del made in Italy, con la logica dello sviluppo (fatturato e occupazione), non del trionfalismo, del difensivismo e dell’imbalsamatura”, scrive su Terra e Vita (n.18/2018) Angelo Frascarelli. Parole sacrosante. E bisogna partire con una doverosa attenzione ai settori export-oriented come l’ortofrutta e dai bisogni delle imprese che producono ed esportano. Riassumibili in una parola: più competitività, più sostegno e servizi a chi tutti i giorni lavora per portare il made in Italy nel mondo.

Lorenzo Frassoldati

direttore del Corriere Ortofrutticolo

l.frassoldati@alice.it