MELONI E ANGURIE, LOTTA: “ITALIA DISORGANIZZATA, DIFFICILE PROGRAMMARE. SERVE TAVOLO AD HOC”

“Non è una stagione semplice per meloni e angurie. Non solo a causa del clima, che non ha di certo aiutato. Il problema di fondo è che l’Italia sconta una frammentazione cronica e una scarsa programmazione. Non c’è un tavolo attorno cui sedersi che consenta di programmare in anticipo. Il sistema non è coordinato”. Questa la situazione del comparto secondo Salvatore Lotta, direttore commerciale dell’Op Campidanese di Terralba (Oristano). “All’estero – osserva – si lavora meglio, a partire dalla solita Spagna, che riesce a superare le difficoltà grazie ad una migliore organizzazione. E intanto noi in Europa continuiamo a perdere terreno”.

Entrando nello specifico sull’annata il manager sardo spiega come il clima altalenante non ha aiutato i consumi, che ha aggravato il surplus produttivo. “Sul mercato c’è molta frutta estiva, ma con il tempo ballerino in buona parte d’Europa i consumi sono stagnanti. In questi giorni ci sono alcuni segnali di risveglio per il melone, visto che inizia a mancare un po’ di prodotto e di conseguenza i prezzi stanno tornando a risalire, con valori attorno ai 90 centesimi al chilo per la gdo italiana, sua sul retato che Piel de Sapo”.

Per le angurie invece i prezzi in media sono sotto ai costi di produzione. “La crisi si sente sulle tipologie storiche di grandi dimensioni e sulle mini, con i Paesi produttori che hanno tanta merce ma difficile da vendere a causa dei consumi bassi. Tengono invece le tipologie senza semi”.

Per l’Op Campidanese ci sono stati buoni riscontri per Eleonora, l’anguria sugar baby senza semi. Per quest’anno l’op sarda ha coltivato l’anguria Eleonora su 70 ettari, la Gavina su 250. DI questi 40 sono di mini anguria utilizzata come impollinatore. A questi si aggiungono 120 ettari di meloni.

All’Op Campidanese intanto c’è grande entusiasmo sul nuovo progetto iLcamone, messo in campo da Syngenta, che ha scelto l’organizzazione di Oristano come uno dei tre produttori autorizzati a produrre a utilizzare il marchio.

“Il prodotto ha un gusto davvero notevole, ha una shelf life di venti giorni che consente di spedirlo anche nel Nord Europa senza problemi, un’ottima produzione”, spiega Lotta. “Un prodotto che consente anche all’agricoltore di ottenere ricavi. Un’ottima varietà, buona da mangiare. Questa tipologia potrebbe essere l’inizio di una nuova pagina per il pomodoro italiano. Nel 2017 abbiamo coltivato 5 ettari. Quest’anno arriveremo a 20. Si produce per dieci mesi all’anno, da ottobre ad agosto”.

In generale, dopo un inizio d’anno complesso, che ha segnato il primo trimestre con un aumento dei volumi (+8%) ma un calo del fatturato del 12%, l’Op Campidanese è riuscita a risalire la china recuperando il gap già ad aprile, mentre a maggio l’impresa ha registrato un +5% sul 2017. “Il trend positivo prosegue, siamo fiduciosi”.

Emanuele Zanini