AGRUMI: NO ALL’IMPORT DA TUNISIA E MAROCCO. MA NE IMPORTIAMO POCHISSIMI

“Basterà iniziare a dire qualche no ai tavoli europei ed internazionali, come abbiamo cominciato a fare: il CETA va rivisto per non abbassare il prezzo di grano e carne italiani. Dobbiamo rivedere i trattati con Marocco e Tunisia, che riguardano arance e olio. Ce lo siamo detti per anni come forza di opposizione e ora dobbiamo dettare le regole. Spero che si possa lavorare con gli altri Paesi per far sì che i nostri prodotti possano andare all’estero”.
Lo ha detto a Catania il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.
L’import ufficiale di agrumi da Tunisia e Marocco è comunque decisamente basso. Dalla Tunisia – fonte FruitImprese – nel 2015 sono state importate in Italia 15 tonnellate di limoni (nemmeno un container), nel 2016 1.515 tonnellate, nel 2017 240 tonnellate di arance (12 container). Dal Marocco i quantitativi sono parimenti molto modesti. Nel 2015 l’Italia ha importato : 679 tonnellate di arance, 308 di clementine, 220 di mandarini. Nel 2016: zero arance, 220 tonnellate di mandarini. Nel 2017: 593 tonnellate di arance. Nell’anno in corso l’Italia ha importato dal Marocco 140 tonnellate di arance (7 container). Sono tutti dati che non incidono minimamente sugli equilibri di un mercato grande come quello italiano, tantomeno in termini di influenza sui prezzi, un mercato dove invece ha un impatto enorme l’importazione spagnola, sugli agrumi e non solo, seguita dall’importazione dai Paesi di contro-stagione. Il commercio intra-mediterraneo di ortofrutta, se si esclude la Spagna, è molto modesto. I problemi sono altrove. Può essere che vi siano aree grigie di importazione non-ufficiale dove prodotto non  tanto marocchino ma tunisino, venga fatto passare per italiano. Ma sono voci che non trovano conferma alcuna e che comunque non si riferiscono a quantitativi tali da modificare la situazione appena descritta. (a.f.)