LA PAROLA A FRANCESCON. MELONI: POCA OFFERTA. ANGURIE: SERVE QUALITA’

Si profila un’altra stagione anomala per il melone, anche se del tutto diversa da quella dello scorso anno. “Nel 2017 in questi giorni di metà luglio si effettuavano ritiri di prodotto dal mercato, si distruggevano i frutti in campagna per un eccesso di offerta”, osserva Bruno Francescon, a capo dell’omonimo gruppo di Rodigo (Mantova). “Quest’anno invece la situazione è opposta: la merce scarseggia. Si sta raccogliendo meno del previsto”.

I motivi sono molteplici. Tra questi la didymella, una malattia fungina che provoca marcescenze nel frutto. “La diffusione della malattia è stata causata soprattutto da un giugno particolarmente piovoso. In generale – afferma l’imprenditore mantovano – a causa della didymella è stato perso almeno il 5-10% della produzione”. A questo si è aggiunto un fenomeno inedito, che sta ritardando l’arrivo di nuovi volumi di prodotto. “In questo momento abbiamo problemi di maturazione dei frutti. Di solito dalla allegagione alla raccolta passano non più di quaranta giorni. Ora abbiamo superato i cinquanta e il melone non è ancora maturo”, sottolinea Francescon.

“La situazione è inspiegabile perché non ci sono stati particolari fenomeni che potessero impedire la maturazione. Anzi c’è stato un clima ideale per la crescita della pianta. Questo spiega il motivo per cui i prezzi sono raddoppiati rispetto al 2017. Se l’anno scorso le medie erano attorno ai 40-50 centesimi al chilo, quest’anno si viaggia tra 80 centesimi e un euro. Tuttavia il mercato del melone non è particolarmente florido. Le vendite sono fiacche. Ma c’è talmente poco prodotto disponibile che i prezzi rimangono abbastanza sostenuti, diciamo dignitosi”.

A breve, tuttavia, ci si aspetta l’arrivo di quantitativi importanti, che per una volta potrebbero ridare ossigeno al comparto. “Con l’arrivo dei volumi il mercato potrebbe trovare equilibrio con il contemporaneo incremento dei consumi grazie all’arrivo del vero caldo estivo”, sottolinea Francescon, che per questo si definisce moderatamente ottimista per il proseguimento della stagione. “Nelle prossime settimane credo che ci potranno essere delle buone opportunità. È due settimane che siamo costretti a tagliare ordini per mancanza di prodotto. Abbiamo una domanda quasi superiore all’offerta. Lavoriamo il prodotto direttamente in arrivo dalla campagna. Ma ora ben venga l’arrivo delle quantità”.

Per quanto riguarda le rese per ettaro, se l’anno scorso secondo Francescon era stato un anno “fantastico”, la stagione 2018 (in cui tra l’altro c’è stato un ridimensionamento delle superfici coltivate, attorno al 10%) si presenta sotto media a causa del clima altalenante, con alternanza tra pioggia e caldo.

All’estero la situazione è simile, con la Spagna che ha registrato più o meno gli stessi problemi dell’Italia.

Per quanto riguarda il comparto angurie, nonostante la crisi profonda in cui da tempo è caduto il comparto, Francescon riesce a tenere bene sul mercato grazie al suo prodotto premium, Perla Nera. Sul cocomero, varietà Fashion, con peso tra i 4 e i 6 chili, dalla buccia scura e dall’elevato grado brix, tra l’altro a maggio scorso è stata creata una società consortile omonima, costituita oltre che da Francescon, da Peviani e dalla OP La Mangolfiera del gruppo siciliano Fratelli Giardina.

“Visto l’andamento drammatico del mercato angurie, la campagna di Perla Nera tutto sommato sta andando abbastanza bene, con vendite buone anche se con prezzi non eccezionali”, spiega Francescon che aggiunge: “La partnership con Peviani e il gruppo Giardina sta proseguendo in maniera positiva. Dà forza sia ai produttori che ai distributori che riescono ad ottenere buoni risultati commerciali attraverso un prodotto di alta qualità”.

Il problema delle angurie è di sistema. “È una crisi strutturale pesante. I produttori – conclude Francescon – devono fare un esame di coscienza. L’innovazione c’è stata con la mini anguria, ma solo chi ha fatto una politica di alta qualità ha creato una filiera sostenibile e ottenuto risultati. È necessario produrre un’alta qualità in grado di non tradire mai il consumatore. Solo così si riuscirà a risollevarsi dalla crisi. Noi con Perla Nera ci stiamo provando”.

Emanuele Zanini