CAMPIDANESE, IL MERCATO PROMUOVE L’ANGURIA DALLA PELLE NERA

Il 2018 è l’anno della consacrazione dell’anguria dalla pelle nera, Eleonora, dell’OP Campidanese che, a distanza di 12 mesi dal suo lancio sul mercato, ne ha già più che raddoppiato gli ettari arrivando a conseguire prezzi alla distribuzione che oscillano tra i 45 e i 55 centesimi al chilo per arrivare fino ad 80 nella vendita al dettaglio.

“L’anguria Eleonora – spiega Salvatore Lotta, direttore commerciale di OP Campidanese che ha appena lanciato anche una campagna adv in Tv – si sta posizionando sul mercato secondo le aspettative date dalla sua qualità, con un grado brix fino a 14, e dalla stabilità della produzione. Quest’anno abbiamo piantato 70 ettari contro i 35 del primo anno. Prevediamo, tempo permettendo, di arrivare a raccogliere qualcosa in più di 3.000 tonnellate con una perdita stimata del 10% per le condizioni meteorologiche avverse”.


Il clima impietoso ha pregiudicato anche la campagna della mini anguria precoce senza semi Gavina, che nel debutto di questa stagione, caratterizzato dall’assenza, di fatto, di prodotto, non è riuscita a garantire al produttore gli stessi risultati ottenuti dalle produzioni coeve siciliane, che invece hanno ottenuto quotazioni alte.

“Per colpa del clima – precisa Lotta – non abbiamo avuto praticamente produzione e non siamo neanche riusciti a trapiantare per cui con la Gavina, quest’anno non è andata bene anche se è una delle varietà su cui puntiamo di più dal momento che abbiamo piantato 250 ettari pari al 60% della nostra produzione contro il 25% dedicato a Eleonora. Ma ogni anno programmiamo con la GDO, i volumi delle varietà da vendere in base alle richieste di mercato”.

Tra le catene con cui lavora OP Campidanese, oltre alle più importanti in Italia come Coop e Conad, ci sono anche l’olandese Albert Heijn e le inglesi Cotsco e Tesco.

Il vantaggio commerciale delle angurie Gavina ed Eleonora, per la quale OP Campidanese ha l’esclusiva di commercializzazione in Italia, deriva dagli alti rendimenti rispetto alle varietà classiche le cui remunerazioni (circa 7-8 centesimi al chilo, così come riferito per la campagna metapontina, pugliese e campana) non arrivano a coprire i costi di produzione che oscillano intorno ai 12 centesimi al chilo.

“La corsa al ribasso – sottolinea Lotta – è anche legata alla concorrenza internazionale, specie della Spagna, che quest’anno sta registrando sul mercato interno prezzi delle angurie tra i 10 e i 12 centesimi al chilo. La forte aggressività dipende anche dall’accavallamento delle produzioni determinato, anche questa volta, dal clima incerto che ha provocato mancanza di prodotto nella parte iniziale e un accavallamento dei volumi in piena campagna”.

Mariangela Latella