DIBATTITO SU ASTE E POMODORO, BOTTA E RISPOSTA TRA GIACOMINI E BATTELLI

Dopo la pubblicazione del commento del professor Corrado Giacomini su caporalato, aste on line e prezzi dei pomodori in cui sottolineava come l’Oi Ortofrutta Italia, assieme all’Anicav, “non abbia fatto sentire la propria voce per denunciare il mancato rispetto dei prezzi di riferimento”, pubblichiamo la replica del presidente dell’Oi Nazario Battelli, seguita da una controrisposta di Giacomini.

 

Non è nel mio stile (e anche per un po’ di deformazione professionale, dato il mio attuale ruolo di Presidente dell’Organizzazione Interprofessionale) seguire con uno spirito eccessivamente critico le varie prese di posizione che i rappresentanti del nostro variegato mondo quotidianamente riportano nei vari portali che si occupano di ortofrutta.

Eppure l’articolo che ieri, 4 settembre, ha aperto la quotidiana pubblicazione on line del Corriere Ortofrutticolo.it (“Caporalato e aste online: quando gli accordi sui prezzi del pomodoro sono carta straccia” a firma di Corrado Giacomini) mi obbliga ad un chiarimento sostanziale, se non altro per l’altissimo apprezzamento che nutro per la pubblicazione, il suo Direttore e i redattori tutti.

La colpevole disattenzione del Professor Corrado Giacomini rispetto alle prerogative che competono ad Ortofrutta Italia in tema di pomodoro da industria è l’ennesimo sintomo della situazione complessiva dell’ortofrutta in Italia.

Lo stimato economista non si è soffermato su quanto prescrive il Decreto ministeriale 29 novembre 2016 – “Riconoscimento dell’associazione «Ortofrutta Italia», in Roma, quale organizzazione interprofessionale a livello nazionale del settore ortofrutticolo” – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 19 gennaio 2017 relativamente alla esclusione su tutto il territorio nazionale dell’operatività sul prodotto pomodoro da industria e accusa, come è di moda adesso con le cosiddette fake news, Ortofrutta Italia di “totale assenza”.

La scivolata di uno storico assertore del ruolo delle OI fa presumere, purtroppo, che il Professore non abbia però seguito con la dovuta attenzione tutto il percorso che ha portato al Riconoscimento dell’OI Pomodoro da Industria del Nord Italia, le posizioni dell’Amministrazione ministeriale di allora, quelle della Regione Emilia-Romagna, il dibattito in Conferenza Stato-Regioni e, prima, in sede parlamentare al momento della conversione nella Legge 91/2015 del Decreto Lgs 51 del 5 maggio 2015.

L’esclusione su tutto il territorio nazionale dell’operatività sul prodotto pomodoro da industria che il Decreto di Riconoscimento ha imposto ad Ortofrutta Italia, ha anche indotto il recesso unilaterale delle due rappresentanze della trasformazione industriale (AIIPA e ANICAV) dalla base sociale dell’O.I., non rendendo possibile, di fatto, nessuna politica comune su tutti gli altri prodotti ortofrutticoli trasformati.

Se l’obiettivo dei diversi decisori politici era quello di stimolare il bacino produttivo e di trasformazione del Cento Sud a seguire l’esempio del Nord Italia per poi, magari con uno step successivo, creare una qualche forma di coordinamento nazionale (che comunque la parte industriale sta già coprendo), occorreva sostenere con forza ed “accompagnare” questo percorso, come occorreva stimolare e sostenere concretamente l’affermarsi di quella “cultura interprofessionale” nel nostro Paese che potrebbe più di ogni provvedimento legislativo, tutelando l’intera filiera, difenderne la parte più debole, e di cui, con grande accademia, il Professor Giacomini era una dei principali precursori.

Nazario Battelli, presidente Ortofrutta Italia

 

Conosco e stimo Nazario Battelli che, praticamente, da sempre presiede “Ortofrutta Italia”.

Se questa volta le aste a doppio ribasso interessano i derivati del pomodoro, non è detto che questa pratica commerciale riprovevole non possa essere applicata anche ai derivati di altre produzioni vegetali e mi pare che almeno i firmatari di fronte all’ex ministro Martina di quel codice etico che impegnava la distribuzione moderna a rinunciarvi, facciano ancora parte dei soci di “Ortofrutta Italia”: Federdistribuzione e Ancd-Conad. Anche “Ortofrutta Italia” avrebbe, quindi, potuto unirsi a tutte le organizzazioni che hanno deprecato tale pratica, tanto più che pure Ancc-Coop è tra i soci.

Faccio notare a Battelli che nella parte finale del mio articolo osservo che forse il Ministero non ha preso una decisione molto opportuna riconoscendo la natura di OI all’associazione del “Distretto del pomodoro da industria del Nord-Italia”. Ne sono più convinto ora dopo che Battelli mi ha ricordato che il Ministero, nel riconoscere nel 2016 all’associazione “Ortofrutta Italia” la natura di OI, ne ha escluso la competenza per il pomodoro da industria su tutto il territorio nazionale. Forse il Ministero era convinto che anche nelle regioni del Sud e del Centro si sarebbe costituita in tempi brevi una nuova OI per il pomodoro da industria. Purtroppo ancora questo non è avvenuto, lasciando totalmente priva di protezione la produzione e la trasformazione del pomodoro da industria prodotto nelle regioni meridionali, creando le condizioni per una concorrenza non sempre corretta tra le due metà della produzione di pomodoro da industria a livello nazionale.

Non mi piace questa continua ricerca dei responsabili del caporalato, fenomeno vergognoso per il nostro Paese. C’è il rischio che, essendo un po’ tutti responsabili – produttori, trasformatori, distributori e anche i consumatori – nessuno sia più responsabile.

Corrado Giacomini