FALSE MELE BIO NELLE MARMELLATE PER BIMBI. A PROCESSO VERTICI DEL CONSORZIO ORTOFRUTTICOLO PADANO

Mele spacciate per biologiche e utilizzate per le marmellate destinate ai bambini. Un presunto business delle finte mele bio su cui ha indagato il pm Maria Beatrice Zanotti che, come riporta il giornale di Verona L’Arena, ha ottenuto il rinvio a giudizio di dieci imputati accusati di aver organizzato il raggiro. Si va dalla truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici all’associazione a delinquere contro il patrimonio e il commercio, dalla frode concretizzata con la coltivazione delle mele in Romania su un terreno con falsi certificati di conformità ecologica fino al falso. Sul banco degli imputati sono finiti vertici, amministratori, tecnici e dipendenti della Cooperativa Ortofrutticola Padana e del Consorzio Ortofrutticolo Padano con sede a San Giovanni Lupatoto (Verona) – a cui sono associate 11 cooperative per un totale di 1.100 aziende sparse tra le province di Verona, Padova, Rovigo e Mantova.

In tribunale il prossimo 20 dicembre dovranno comparire Gabriele Tibaldo, direttore del Consorzio Ortofrutticolo Padano e suo figlio Andrea responsabile dello stoccaggio; il presidente dello stesso Consorzio Fausto Bertaiola e il suo vice Alberto Chinaglia, l’ amministratore della società romena Agripod Giuliano Giovannini, il consigliere del Consorzio Michele De Berti e il suo responsabile amministrativo Leonardo Sordo, il consigliere della Cooperativa Ortofrutticola Padana Paolo Miotto, il tecnico del Consorzio Devis Liboni con il collega Stefano Mantoan.

Le indagini, come si legge sempre su L’Arena, partite da verifiche contabili eseguite dall’autorità giudiziaria romena dove falsi certificati di conformità di un terreno dichiarato ecologico avrebbero permesso alla romane Agripod di ottenere 210mila euro di contributi pubblici, sono arrivate a Verona dove “gli imputati”, recita il capo d’accusa, “si sono associati al fine di compiere una serie indeterminata di truffe aggravate per ottenere erogazioni pubbliche e frodi in commercio importando dalla Romania mele convenzionali per poi rivenderle spacciandole per biologiche” oppure “offrendo sul mercato mele certificate col marchio QV- Qualità Verificata”, che in realtà non lo erano “immettendo in commercio prodotti difformi da quelli dichiarati e contenenti residui chimici in quantità superiori a quelle consentite”.

È il giro in chili del finto «bio» a rendere l’idea della truffa che, stando alla Procura, avrebbe reso al Consorzio milioni e milioni: “il gruppo criminale ha venduto sul mercato italiano diverse partite di mele spacciate come biologiche per un totale di 2.324 tonnellate apparentemente acquistate dalla romena Agropod”. In più, “ha consegnato a Ve.Ba cooperativa 14 carichi di prodotto risultato convenzionali per altre 313 tonnellate”. La Ve.Ba, con sede a Ferrara, s’è costituita parte lesa insieme alla Zuegg Spa.

Da parte sua Zuegg in una nota precisa: “Ogni fornitura destinata a Zuegg per la produzione di prodotti finiti o semilavorati subisce approfonditi e stringenti controlli di laboratorio volti a verificare la qualità e conformità delle materie prime rispetto ai parametri indicati dal fornitore. L’azienda ribadisce, infine, che per Zuegg garantire la qualità e genuinità delle forniture e dei prodotti è una priorità che non prevede deroghe o compromessi. Un patto di fiducia con tutti i clienti e consumatori che, quotidianamente, gustano i prodotti di un Gruppo Italiano che, dal 1890, porta sulle tavole di milioni di persone il risultato del lavoro, serietà e passione dei dipendenti e collaboratori Zuegg”.

 

(fonte: L’Arena)