LA PERA È “INTERNAZIONALE” E… DONNA

Tanto insolito quanto stimolante; per gli addetti ai lavori potrebbe essere definito così il seminario di approfondimento sulla filiera produttiva delle pere, organizzato sabato dal Consorzio di Tutela della Pera dell’Emilia Romagna Igp, in collaborazione con il Cso Italy e l’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta. Inconsueta anche la cornice dell’incontro, inserito all’interno del programma del Festival dell’Internazionale, rassegna annuale del giornalismo.

“Con una produzione pericola di 750 mila tonnellate all’anno e un indotto di 270 mila persone, dal vivaio al post raccolta, l’Italia è il primo produttore del comparto in Europa, in particolare la provincia di Ferrara da cui proviene il 70% del totale nazionale. Per questo siamo qui oggi: per avvicinare la coltura alla cultura, avvalendoci del contesto in cui siamo. Internazionale è il nome della manifestazione che ci ospita come internazionale dovrà essere il destino del comparto se vuole sopravvivere e crescere”, ha spiegato Paolo Bruni, presidente di CSO Italy e moderatore dell’incontro.

Al tavolo dei relatori tre Donne dell’ortofrutta in rappresentanza dell’intera filiera: Silvia Salvi, socio amministratore di Salvi Vivai, ha sottolineato l’importanza della certificazione come elemento di diversificazione per potare valore aggiunto al prodotto in contesti internazionali, la produttrice Elisabetta Moscheni ha riferito della sua esperienza quotidiana in campo, tra soddisfazioni e difficoltà, mentre l’imprenditrice moldava Alexandra Caminschi, Direttore di Advice&Consulting, ha sottolineato la fama di cui gode il comparto frutticolo italiano, tecnologie in primis, all’estero.

Originale, infine, la presenza del giornalista francese Antoine De Ravignan intervenuto su alcuni temi etici legati alle condizioni di povertà e fame in cui versano i paesi del Sud del mondo a causa di un mercato distorto e condizioni impari, in parte sanabili – secondoil giornalista – cambiando le nostre abitudini alimentari e concentrandoci su una dieta principalmente basata su frutta e verdura.

Infine, distinta anche la nutrita platea di oltre 200 partecipanti che, interessati e coinvolti, hanno stimolato un dibattito volto a puntualizzare alcuni aspetti, talvolta scontati per i professionisti della filiera ma non altrettanto chiari ai consumatori finali per quanto attenti ed informati.

Chiara Brandi