LA SPAGNA SPINGE FORTE SULL’ARABIA. IMPENNATA DELL’EXPORT

La Spagna spinge sull’export verso la Penisola arabica e in particolare verso l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, Giordania, Oman e Kuwait anche alla luce della crescente domanda di prodotti ortofrutticoli che si sta sviluppando in tutta la regione caratterizzata da una richiesta di prodotti sempre più specializzati (da qui il boom del bio) e da un reddito procapite medio alto.

Tutti questi fattori che si sono tradotti, negli ultimi anni, in una vera e propria impennata del volume di export spagnolo. Tra il 2000 e il 2017 il il fatturato degli operatori ortofrutticoli iberici presenti nella Penisola arabica è passato da 3 milioni di euro a oltre 140.

È quanto è emerso nel corso del World Fresh Forum tenuto questa mattina a Fruit Attraction incentrato sui mercati della Penisola Arabica.

“Le principali destinazioni per gli esportatori spagnoli – ha spiegato Maria Naranjo di Icex – sono gli Emirati Arabi Uniti che assorbono il 43,9% del totale importato nell’area e che valgono un giro d’affari di 62 milioni di euro; l’Arabia Saudita, 41,2%, con 58,2 milioni di euro di fatturato e il Qatar che rappresenta il 7,5% delle esportazioni spagnole nell’area pari a 10,6 milioni di euro”.

I prodotti più importati dalla Spagna sono soprattutto mele e pere mentre sugli agrumi, dove pure la Spagna la fa da padrone sul mercato globale, gli operatori devono scontrarsi con il prodotto egiziano che ha la stessa stagionalità di quello spagnolo ma che è favorito soprattutto dai prezzi pi bassi.

Meno sviluppati i mercati di Oman, 2,7% con 3,8 milioni di euro; Kuwait, 2,4% con 3,3 milioni di euro e Bahrein, 2,3% della quota di export spagnola nell’area e 3,2 milioni di euro di fatturato.

“Una destinazione interessante – continua Naranjo – è anche la Giordania che, anche se è un Paese piccolo e con un reddito medio procapite relativamente al di sotto della media degli altri mercati presi in considerazione. Rileva perché è un hub logistico importante per tutte le destinazioni vicine, dal momento che il governo intrattiene relazioni politiche ed economiche buone con tutti i Paesi dell’area”.

Il problema della Giordania è che anche essa produce con la stessa stagionalità spagnola e che tra le priorità del governo c’è quella di proteggere le produzioni locali. In questo senso l’accesso è reso difficoltoso da una serie di barriere fitosanitarie molto rigorose che però sta per essere rivista in un sens più favorevole per gli esportatori.

“La revisione da parte del governo delle barriere fitosanitarie – spiega Najib Hashlamon, direttore generale e socio della giordana Fresh Fruit Company – è determinata dalla necessità di contenere i prezzi a scaffale. E’ ovvio che se l’offerta è bassa i prezzi salgono mentre nel nostro Paese il fattore economico è un driver importante nelle scelte di acquisto. Attualmente la Giordania importa cipolla pere e kaki, limoni, arance e, in minore quantità, anche ciliegie e mele”.

Accesso libero invece al mercato saudita dove gli spagnoli sono avvantaggiati rispetto ai fornitori tradizionali (Africa, Usa e in genere Sudamerica), per la vicinanza geografica.

“Non esiste nessun tipo di barriera commerciale nel nostro Paese – ha specificato Ahmed Alì, direttore della catena saudita di Danube Supermarket, grande importatore di ortofrutta per il rifornimento dei sui 25 supermercati distribuiti in tutta la nazione -. Qui si registra una crescente attenzione da parte del consumatore, ai prodotti certificati Bio e a quelli di qualità superiore.

Mariangela Latella

Madrid