CLEMENTINE CALABRESI, ALLO STUDIO UNA MAXI AGGREGAZIONE. GALLO: “UNIAMOCI PER NON RIMANERE FUORI DAI GIOCHI”

Nella piana di Sibari, in Calabria, cuore della produzione di clementine italiane, si sta iniziando a ragionare sulla costituzione della prima maxi-aggregazione produttiva dedicata a questa eccellenza calabrese. È un’idea di Natale Gallo (nella foto) che guida l’Op Agricor di Corigliano Calabro, grande produttore di clementine Igp di Calabria che è spinto dalle condizioni favorevoli che oggi il mercato globale accorda a questo prodotto.

“Siamo arrivati ad un bivio – ci spiega Gallo – in un momento strategico per il mercato e per le clementine. O ci si aggrega o si rischia di perdere un treno importante. Che sia un’Aop, Associazione di organizzazioni di produttori, una rete di imprese o un consorzio, questo non ha importanza. L’importante è fare massa critica. Non solo per poter creare valore aggiunto con la creazione, ad esempio, di un marchio unico. Ma anche per approcciare al meglio mercati nuovi, come quelli del Nord e centro Europa, che hanno dimostrato di sapere apprezzare il nostro prodotto”.

Il processo di aggregazione produttiva, pur presentando incredibili vantaggi anche sul fronte politico e commerciale nazionale, è una strada tutta in salita ripida e, cosa non da poco, viene avviato in un momento particolarmente delicato nell’eco-sistema socio-politico calabrese, dal momento che l’anno prossimo andranno al rinnovo le cariche elettorali dei vertici regionali.

“Fin ad ora siamo due Op che ci troviamo già d’accordo su questo progetto – continua Gallo – ma l’idea è quella di aggregare più realtà possibili, anche giovani. Ma se non si arriva ad un punto concreto entro due o tre anni al massimo, rischiamo di rimanere completamente fuori dai giochi anche perché le piccole aziende del territorio, non possono permettersi di farsi carico degli investimenti necessari per rendere competitiva la propria attività. E il gioco che ognuno va per conto suo non funziona più sul mercato. Bisogna innovare, non solo tecnologicamente o in campo ma anche nella cultura. Bisogna unirsi”.

Mariangela Latella