MELE, AGGREGAZIONE INESISTENTE IN POLONIA: “IL PAESE SOFFRE UN TRAUMA POST COMUNISTA”

Va ancora a rilento il processo aggregativo dei produttori polacchi di mele che non supera il 2% delle superfici coltivate ma, dopo l’embargo russo che ha saturato le principali piazze del mercato globale, le cose stanno iniziando a cambiare.

“Il problema dell’aggregazione delle aziende agricole in Polonia – ci spiega Urszula Sołtysiak (nella foto), portavoce della camera polacca per il settore agro-alimentare biologico che abbiamo incontrato a Varsavia nel corso della presentazione dell’edizione 2019 di Biofach – è molto più difficile rispetto a quello italiano”.

Perché?

“Gli imprenditori polacchi soffrono di una specie di trauma post-comunista anche per questo sono contrari a riunirsi in gruppi più grandi”.

In che senso?

“Durante il comunismo c’erano molte forze politiche e regole che imponevano ai produttori di organizzarsi in cooperative e gestivano dall’alto il loro lavoro. Questo è il motivo di fondo per cui ora i produttori sono completamente contrari all’aggregazione nonostante tutti i benefici che l’up-grade dimensionale potrebbe comportare. Hanno paura di ritornare indietro invece che crescere. Per cui preferiscono mantenere ognuno il proprio pezzo di terra autonomo. È questa la nostra vera debolezza”.

Che tasso di incidenza di superfici aggregate si registra in Polonia?

“Credo che sia tra l’uno e il due per cento. Non di più. Ma la cosa rilevante è che mancano vere e proprie figure chiave del business. Una cosa impensabile in un settore così importante come quello melicolo. Vanno tutti in ordine pressoché sparso”.

È un problema culturale, insomma…

“Si, una questione di mentalità sulla quale il governo ha iniziato a lavorare da una decina d’anni”.

In che modo?

“Avviando, dieci anni fa, ad esempio, delle politiche che agevolavano l’aggregazione soprattutto per le superfici bio. In numero minimo di soci per beneficiare dei finanziamenti era di cinque per le produzioni certificate e di dieci per il prodotto convenzionale. Ma questo ha creato delle distorsioni nel sistema delle sovvenzioni”.

Di che genere?

“Spesso i vertici delle cinque o dieci aziende socie erano membri della stessa famiglia. Erano aggregazioni in un certo senso fittizie e questo non ha condotto ad alcun risultato di mercato. È stato il motivo principale che ha portato il governo a sospendere per un certo periodo  questo tipo di stanziamenti. Recentemente, anche a seguito dei problemi derivati dall’embargo russo, il tema dell’aggregazione, è ritornato ad essere una priorità”.

Quali misure sono state previste?

“Il governo ha avviato, tre anni fa, una serie di politiche fiscali che includono anche il monitoraggio, la verifica e la valutazione di come questi gruppi funzionano. Alcuni gruppi sono stati sospesi dai benefici proprio perché non dimostravano i risultati richiesti. Anche se il processo è difficile per i motivi già esposti, pare che le cosa stiano iniziando a cambiare”.

In che modo?

“Di necessità virtù. A causa della saturazione del mercato dopo l’embargo russo, i produttori polacchi si sono ritrovati con un sacco di prodotto da vendere sicché dall’anno scorso hanno iniziato a nascere le prime grandi organizzazioni. Si sono costituite soprattutto per potere entrare nei nuovi mercati dell’estremo e del Medioriente. Ma in Europa poco è cambiato perché la maggior parte delle aziende, vendono individualmente”.

Mariangela Latella